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Full text of "Memoria storica de teatro La Fenice in Venezia"

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http://www.archive.org/details/memoriastoricadeOOvene 



MEMORIA STORICA 

DEL 

TEATRO la FENICE 




VENEZIA 

PRESSO GIUSEPPE ORIA^'DSLLl 

EDITORE 



tffy 



V EDITORE 

A QUELLI CHE VOGLIOSO LEGGERE 



1 \ el Negozio da lìbrajo che tengo 
aperto in Merceria presso il volto del- 
l' Orologio a san Marco, sogliono ogni 
sera trovarsi alcuni miei buoni padro- 
ni ed amici, uno de quali, mal provve- 
duto di gambe, coni e il poveretto, ap- 
pena vi si trascina dentro, se arriva ad 
impadronirsi di un sedile, in sostituzione 
del fido bastoncello, ne prende tosto for- 
male possesso, e per qualche ora il fa 



4 

cigolare in perpetua cerca dell 3 'equilibrio , 

di cui quel suo corpo è mancante. — 
Questo Signore, che è sempre il primo a 
giungere e V ultimo ad andarsene, fra le 
tante bazzecole, con le quali procura rum- 
pere la disposizione al sonno, che per 
lunga noja uno e l'altro ci coglie, s'è la- 
sciato scappar dalla bocca, avere scritta 
per sua memoria, una Storiella del no- 
stro Teatro la Fenice, poco dopo l'incen- 
dio, che lo ha distrutto nella notte 12 a 
i3 dicembre iS56. -— Io, che da varii 
anni pubblico t Almanacco, appunto col 
nome la Fenice, ho subito fatto il mio 
progetto, e là, sen-a tanti preamboli e ri- 
guardi, tra la veglia ed il sormo, gli ho 
domandato il manoscritto, per valerme- 
ne come materia atta ad ingrossar l J M- 



5 

manacco di quest'anno 1 83g. — II Signore, 
certo per sua gentilezza, e f or s 3 anche per 
retribuire in qualche modo il ricapito e 
le lunghe sedute che fa in mia bottega, 
non esitò un momento, e con tutta fran- 
chezza* t ra H sonno e la veglia, aderì 
alle mie brame, dicendo pero che V ope- 
retta sua, benché fatta con la scorta d'ir- 
refragabili documenti, pure pel dettato, 
che non e ne ameno, ne grazioso, avreb- 
be fatta migliore figura in uno Schieso- 
ne, o in un Mirandolano, anziché in un 
Almanacco formale, come si è compiaciu- 
to chiamare il mio. — A me non tocca 
ora dar giudizio sull' importanza e sul 
merito di questa Storiella j mi basta of- 
frire al pubblico una cosa affatto nuova, 
stampata con qualche decoro tipografico, 



6 

per cui la raccomàn.h a miei mecenati, 
all'orecchio de 3 quali diro, col permesso 
di chi ine ne ha fatto il do?io, che ven- 
nero eliminate alcune inutili consideralo" 
ni sull'ultima catastrofe del vecchio Tea- 
tro, per quella massima del soprafino 
Tacito, Omnia scire, non omnia exequi li- 
cet, ed a mia inchiesta poi da lui aggiunte, 
in appendice, le notizie, intorno la riedi- 
ficatone di esso , condotta sull' identico 
modello del celeberrimo autore Gio. An- 
tonio Selva architetto veneziano. 



MEMORIA STORICA 



DEL 



TEATRO LA FENICE 






JUa Patrizia famiglia Venier detta dei 
Gesuiti, divenne proprietaria del Teatro a 
s. Benedetto spogliandone, co' mezzi di li- 
tigio forense, una società di patrizj, di 
cittadini e di negozianti che ne godeano 
da molti anni il possedimento. Questa so- 
cietà, sdegnata forse della perduta contesa, 
concepì il progetto, di erigere un nuovo 
Teatro, e venne nella deliberazione che 
questo, e per la vastità, e per la magnifi- 
cenza, diventar dovesse il primario della 
città e avesse a gareggiare co' Teatri più 
famigerati d'Italia. 



8 

II primo convocato sociale cui interven- 
nero 77 volanti, ebbe luogo la domenica 
,/, dicembre 1788, e fu questo il giorno 
in cui venne proposto e preso a pluraj (a 
di voti che de venir si dovesse all'acquisto 
del fondo necessario alla nuova fabbrica, 
rivolgendosi a trattare con vani proprie- 
tarii di caseggiati, nel circondano di s. 
Angelo e di s. Maria Zobenigo, e singo- 
larmente con la Scuola Grande di s. Rocce- 
che in quel divisato sito aveva estesissimi 
possedimenti. (1) La proposizione venne 
accolta con 73 voti adesivi, e 4 negativi. 

In seguito si è riunita la società per 
versare intorno nuovi argomenti. Nella se- 
duta del lunedì 21 settembre 1789, alla 
«piale comparvero 78 votanti, venne esteso 
vieppiù il mandato della Presidenza; la 
si autorizzò a dispendiare in acquisti, ve- 
neti ducati 4 2,000, i quali equivalgono a 
fianchi 1S0200; si diede legge e regola 
.Ile spese incombenti ai socii secondo la 
varia e diversa situazione di palchi; si 
ordinò 1' ampiezza del Teatro, la distanza 
sua delia piazza minore cioè di quella del 
Teatro s. Moisè per passi 9, cioè piedi 
45 veneti, restò preso di pubblicar inciso 



•1 • 9 

io rame il piano de' nuovi acquisti, cioè 
r area su cui si proponeva erigere il 
Teatro, diffonderlo unito al programma, 
anche in paesi stranieri, promettendo un 
premio al disegno clic nel miglior modo 
soddisfacesse alle condizioni del program- 
ma medesimo, e si calcolò che la spesa 
della conseguente erezione ascender po- 
tesse a ducati 200,000, somma ora pareg- 
giabile a franchi 620,000. (2) 

Diiiatti il giorno primo novembre 1-89 
videro la luce, tanto il disegno del fondo 
acquistato per l'erezione del nuovo Tea- 
tro, quanto il manifesto ossia programma, 
che servile dovevano a norma degli ar- 
chitetti. Quattordici erano gli articoli di 
esse programma, alcuni prescrivevano le 
misure che voleansi date come normale 
agli stuelli de' progettanti; contenevano al- 
tri le condizioni da osservarsi per garan- 
tire il fabbricato dal pericolo degli incen- 
dji l'articolo decimoterzo stabiliva il pe- 
riodo di quattro mesi alla presentazione 
ne disegni e de' modelli, termine che ven- 
ne posteriormente prorogato a tutto il me- 
se di marzo 1790; ed il decimoquarto 
prometteva il premio d' un medaglione di 



IO 

oro di trecento zecchini all' autore del 
migliore progetto qualora resti prescelto 
ed approvato dalla società (3). 

Intanto, acquistatosi il fondo con esborsi 
vistosi, e dopo lunghi dibattimenti, causa 
la fermezza di alcuni fra i proprietaria de- 
cisi di non voler cedere se non a prezzo 
d' oro, si cominciava il disfacimento delle 
case, e lo sgombro de' materiali, mentre 
già i modelli ed i disegni venivano mano 
a mano presentati da quegli architetti e 
dilettanti i quali aspiravano all' onor della 
preferenza. Il giorno i3 marzo 179°} la 
Società ne aveva in suo potere dodici 
compreso il modello dell' architetto Gio- 
vanni Antonio Selva, cui fino da allora la 
pubblica ammirazione tributava encomj: es- 
so era dipinto, e si conserva tuttora (1 887) 
presso rimp. Reg. Accademia delle Belle 
arti in Venezia. Anche un carcerato, per 
istronzatore di monete, volle far prova del 
proprio ingegno; e concorse al premio 
con la sua opera. (4) 

Ma già cominciavano i mali umori tra 
i concorrenti. Certo anonimo, che si sco- 
perse poscia essere Pietro Bianchi archi- 
tetto Veneto, acerrimo oppositore dello 



Selva, accusò pubblicamente d' infedeltà il 
pubblicato diseguo, in cui le misure scritte 
non corrispondevano menomamente, con- 
frontate che fossero, con F appostavi sca- 
la., accagionandone il Selva, dal che si 
viene a dedurre che questi fu dalla pre- 
sidenza ineombenzato di delineare il con- 
troverso disegno abbenchè l'altro archi- 
tetto veneziano Angelo Fossati avesse in- 
dicato il sito per 1' erezione del nuovo 
Teatro, e datone il suggerimento alla pre- 
sidenza della società (5)j si difese Selva, 
ma il dibattimento continuò per lun^o 
tratto (6) e terminava come la finiscono 
massima parte di sifatti litigai de' quali si 
pensa essere vincitore colui che ultimo 
parla ed ultimo imperversa con iscritti nel- 
le pubbliche gazzette. 

la mezzo a questi contrasti affluivano 
da ogni parte disegni, modelli, opuscoli 
stampati e manoscritti, in guisa che all'e- 
poca io aprile i;go, si trovavano nume- 
ro ventitré progetti raccolti e deposti 
nel convento della Madonna della Salute 
appresso il padre D. Benedetto Buratti 
Somasco, il quale in unione al professore 
conte Simeone Sfatico, ed all'altro pio- 



12 



fessore Francesco cavalier Fontanesi prò- 
"ceder doveva agli esami opinate, sul me- 
rito di cadauno, e quindi proporre la scelta 
alla società, che aveali richiesti del loro 
parere. (7) . . 

A fronte però delle dicerie e degli scritti 
che si pubblicavano contro l'architetto Sel- 
va, pure anche prima dei 17 aprile 1790, 
si argomentava che il modello di lui sa- 
rebbe per conseguire il proposto premio 
(8). Tale era la pubblica voce, anzi la 
gazzetta del' giorno ne dava il primo 
indizio. . . 

Li tre ragguardevoli personaggi incarica- 
li degli esami cioè Padre Buratti, e pro- 
fessori Stratico e Fontanesi, terminarono 
il loro lavoro nel venerdì 7 maggio 1790, 
ed il susseguente giovedì i5, giorno del- 
l'Ascensione, consegnarono alla nobile 
presidenza la scrittura informativa delli 
disegni. (9) In questa scrittura gli illustri 
giudici si 'astennero dal versare intrinseca- 
mente sopra cadauno degli offerti proget- 
ti, limitaronsi solo a parlare annoverando 
summariamente di cadauno li pregi, e i 
difetti, ed hanno concertate le idee Del- 
l' analisi di quattro soli, da essi reputati 



preferibili agli altri, la quale cognizione 
ci consta dal voto loro fatto posterior- 
mente pubblicar con le stampe dal già 
nominato architetto Pietro Bianchi, quan- 
do impugnò la scelta fatta dalla Società 
riguardo al modello di Gio: Antonio Sel- 
va, come avremo argomento di rivelare 
nella continuazione di queste memorie. 

Tuttavolta con saggio intendimento si 
vollero esporre al libero esame della So- 
cietà i soli modelli che in numero di un- 
dici vennero presentati. Fu scelta a tal 
uopo la casa di certo avvocato Antonio 
Lorenzoni nel circondario di santa Maria 
Zobenigo (del Giglio) e la domenica 20 
maggio 1790, vennero ammessi i socii on- 
de potessero soddisfare la curiosità loro. 
Durante -questa esposizione, che fu di otto 
giorni, il modello dell' architetto Selva 
riscuoteva la general approvazione sia per 
la grandezza della mole sua, come per l'e- 
sattezza e la precisione del lavoro; i voti 
però andavano forse divisi con l'altro mo- 
dello dato dal Bianchi, ammirabile egli 
pure per la precisione e per la regolare 
e comoda distribuzione delle parti; in 
guisa che indecisi rimanevano gii osser- 



«4 

vatori, e sempre più aumentayasi la bra- 
ma di conoscere su quale degli undici sta- 
va per cadere la scelta, (io) 

E la pubblica curiosità era grandemente 
giustificata, imperciocché, oltre agli undici 
modelii de' quali più sopra si è fatto cen- 
no., eranvi anche dieciotto progetti, estesi 
in gran numero di disegni corredati da 
apposite illustrazioni, da conti d'avviso, 
e da schiarimenti. Tutta questa dovizia 
era prezioso risultamento degli studj, e dei 
consigli non solo de' nostri veneziani ar- 
chitetti, ma di quelli dello stato, ed anco 
di molti stranieri, che la celebrità di que- 
sta Venezia, la fama di sua magnificenza, 
ed il grido della pubblica liberalità,, avea- 
no incoraggiati al concorso, più per aspi- 
rare all'onor della scelta, che per conse- 
guire la ricompensa dell'oro. (11) 

Il Notaro Gio. Batista Capellis, in mano 
del quale per disposizione del programma 
primo novembre 1789, doveano gli ar- 
chitetti depositare i loro lavori, ne rac- 
colse ventinove, de' quali vogliamo dare 
distinta notizia per appagare le brame di 
que' taluni che amassero saperne, e per 
ridestar la memoria di tanti valorosi che 



in modo luminoso han date cospicue pro- 
ve del loro valore nell'arte difficilissima 

cu eaincare. 

Progetto A. Ratti Francesco Padovano — 
Disegno. --Non diede memoria, nò conto 
d avviso della spesa. 

B Ricetti Luigi Conte — Trivigiano. 
— Disegno con modello in grande d' un 
palchetto di fianco. - Non diede cono 

L aVV n° ddla S ^ eSa ' - accompagnò 
suoi Disegni con una memoria M S e 

traU UU rett ° a SUmpa Slllle CUrve tea " 
C. Marchetti M. R. D. Antonio di Brescia 
eseguo • r Non diede conto d'avWsooè 
memoria. Accompagnò il disegno con spie- 
gazione de' numeri indicanti le parti del 
suo piano. l l 

D. Baseggio Santo di Rovigo. — Dise-no 
e modello accompagnati da M. S. che soie- 
pie parti della fabbrica da esso ideala 
^a spesa, non calcolata quella delle fon- 
damenta né dell' escavazione del nuovo 
canale, ducati i02,5i 7 . — 

# Blasi Andrea Romano. - Disegno, 
- con modelletto di scala a doppia chioc- 



ciola, accompagnato da una sola memoria* 
e modello io cartone della scala. 

F. Chechia Pietro veneto architetto. — 
Disegno e modello compiuto con memoria 
stampata. — Conto di spesa ducati 1 5 4,000 
— senza quella del disfacimento, ne cal- 
colo de' materiali vecchj. Non si accenna 
l'articolo delle fondamenta. Nel modello 
vi mise mano quel carcerato clic ebbe a 
nominarsi nell'antecedente articolo. (la) 

Q. Bou Andrea Trevigiano. — Disegno 
con modello della porzione che riguai da il 
Teatro, e memoria Sì. S. su altro disegno 
deli' ideato restante della fabbrica. 

H. Squarcina Giacomo di Venezia abitan- 
te in Vicenza. — Disegno senz'altro. 

/. Danielelti Daniele di Padova. —Di- 
segno senz'altro. 

K. Non nominato. —Disegno senz' altro, 

L. Txode Faustino Cremonese. — Dise- 
gno con memoria. Spesa venete lire 554,46;; 
senza il valor delle fondamenta, ne del- 
l' escavazione del nuovo canale. — Più 
lire 6000, per le opere di scultura da or- 
nare il prospetto. 

M. Piale Stefano di Roma. — Disegno 
e non altro. 



19. Anonimo di Roma. — Disegno senza 
allio. 

Pistocchi cavaliere di Faenza. — Di- 
segno con memoria stampata. 

P. Ferragi Benedetto di Torino. — Di- 
segno con memoria M. S. — Calcolo del 
dispendio di ducati 540,000. 

Q. Anonimo -di Pesaro, forse conte Vei- 
Bossi di Ompergo. — Disegno con breve 
memoria. — calcolo di spesa ducati3oo,ooo. 

R. Mcniui Andrea di Udine. — Disegno 
con una memoria e senza conto ci avviso. — 

S. Anonimo di Milano e forse Barbori- 
nì — Cremonese abitante in Milano. — 
Disegno senza memoria, ne conto, ma solo 
un indice de' luoghi notati nel disegno. — 

T. Selva Giovanni Antonio \eneziano 
— Disegno e modello accompagnati da 
una memoria. — Calcolo di spesa per tut- 
to V edilizio ducati 164,000. — Annua 
rendita d'affitto degli stabili ducati 1,800. — ■ 

V. Morelli Cosimo cavaliere d'Imola. — 
Disegno e modello con memoria, e conto 
d'avviso in ducati i55,ooo- — 

X. Palili Girolamo di Venezia. — Di- 
segno e modello con - memoria stampata. 

Y. Rossetti conte Ferrante di Vicenza— 
s 



1 u 

Disegno con modello. — Il Disegno che 
è della sola pianta fu accompagnato da 
memoria M. S. poi stampata. — 

Z. Bianchi Pietro Veneziano. — Disegno 
e modello con memoria stampata sulla di- 
segnata pianta, e linee delle altezze. Nella 
memoria a stampa, Y autore calcolò la spe- 
sa a ducati i5o,ooo. — Da un piede so- 
pra Comune. — Diede poi altro conto al- 
fa condizione medesima in Ducati 1 16,000. — 
A A. Cossetti Domenico di Cologna o 
Parma. — Disegno con sola memoria M. S. 
BB. Puugeleoni Antonio Veronese. — 
Disegno della pianta e dell' alzato, senza 
lo smaccato, con sola memoria M. S. 

CC. Anonimo, ma Nicolò Majna Veneto. — 
Diseguo e modello imperfettissimi. 

DD. Correli, Fratelli, patrizii Veneti. — 
Disegno con una memoria per ridurre a 
mincipii dimostrativi la descrizione della 
curva teatrale. — Calcolo del dispendio 
ducati 166,000. — 

EE. Anonimo, ma Ricati.— conte Giorda- 
no. — Proposizione di curva senza disegno.— 
FF. Vigano Onorato, di Chiarottini, 
celebre Coreografo. — Disegno con una 
memoria e senza conto veruno. — 



l 9 
Quel Angelo Fossati che primo aveva 
indicato il sito e dato alla presidenza il 
suggerimento del nuovo Teatro, come, ap- 
punto più sopra ebbe a dirsi, ideò ed 
eseguì un modello, che se fede prestar 
dobbiamo alle asserzioni di chi l'ha ve- 
duto sorpassava forse qualunque altro in 
bellezza di forme, ed in dignità di deco- 
razioni: questo sorprendente modello, per 
ragioni che sono ignote, non venne dal- 
l' autore posto alla concorrenza : egli si 
contentò solo di esporlo al pubblico giu- 
dizio in un luogo vicino ai monastero di 
San Zaccaria, ove per più giorni in giu- 
gno 1790 fissò l'ammirazione degli intel- 
ligenti, e riscosse l'applauso di quelli che 
non lo sono : in oggetti di belle arti, ed 
in cose soggette a sensi, anche il popolo 
esser può buon giudice. Non è d' uopo sa* 
perne di pittura per decidere della bel- 
lezza della Madonna della Seggiola di Raf- 
faelo, dell'Assunta di Tiziano. L'antico 
Panteon di Roma, sorprende anche V idiota 
egli piace. — Misere quelle arti, diceva 
d' Alembert, le bellezze delle quali non 
sono che per gli Artisti! (io) 

C%e all'architetto Fossati, vi è stato 



qualche altro ingegno clic prova far volle 
del proprio sapere ; narra il nob. signor 
conte Marco Corniani degli Algarotli,Inspet- 
tore delle Miniere, che il padre di lui or- 
dinò un modello, e che il fece condur- 
re secondo le conceputc idee; ncppur que- 
sto dal nobile autore venne prodotto al 
concorso, ed ammirasi tuttora (i83 7 ) nelle 
case della famiglia Corniani, site a San 
Ganciano di Venezia nel luogo detto Bir- 
ri in Calle stella. — ■ 

La sera di Domenica 29 Maggio 1790 
si è convocata la società pel nuovo Teatro 
nella sala della nobilissima accademia dei 
Filarmonici che era in allora, nell'identi- 
ca località ove adesso si è ridotta la gran 
sala de' pranzi neli' Imp. Reg. Palazzo a 
S Marco, sopra 1 Atrio che dalla Piazza 
mette alla strada dell'Ascensione; ivi la 
presidenza, a mezzo di ragguardevol per- 
sonaggio della Repubblica, diede le neces- 
sarie informazioni: fece conoscere che il 
totale acquisto degli stabili demoliti per la 
erezione del Teatro, e luoghi adjacenti, 
costò ducati i54,ooo quali ora corrispon- 
derebbero ad Italiane L. 4i5,4oo. — Che 
a togliere la noja delle lunga descrizione 



2 [ 

se si avesse voluto dar individuale notizia 
di tutti gli offerti progetti, si era stimato 
conveniente ed opportuno porgere ai ri- 
flessi della Società V informazione ed il 
giudizio scritto dagli fHustri esaminatori, 
sopra quattro de' modelli i meno difettosi 
degli altri., e in conseguenza men lontani 
dal premio. Furono questi accennati con 
le lettere G. V. T. Z., cioè del sig. An- 
drea Bon di Treviso, del sig. cav. Cos- 
simo Morelli d' Imola, del signor Gio: 
Antonio Selva di Venezia, e del sig. Pietro 
Bianchi veneto. Che la presidenza non in- 
tendeva già offrire questi modelli alla scel- 
ta e votazione della società, come gareg- 
gianti di pregii, o soggetti a censura pel 
numero e per la parità de' difetti, ma che 
solamente si limitava a dimostrare la su- 
periorità del terzo a fronte degli altri, il 
perché raccolte allora le voci, venne scelto 
il modello Selva lettera TV, con 72 voti 
approvativi, contro 28 negativi. — 

Questa deliberazione, già da lungo tem- 
po vociferata e preveduta, non lasciò luo- 
go a meraviglia: si vollero fare delle az- 
zardate deduzioni, molto ne disse il pub- 
blico e sembra anche che la convocazione 



J.J. 

restasse sciolta senza che parola pur ve- 
irisse proferita riguardo al premio promes- 
so all'autore del migliore progetto, anzi 
la società stessa ebbe in seguito a solen- 
nemente dichiarire che essa aveva scielto 
il men difettoso fra i progetti senza perciò 
crederne 1' autore meritevole del pre- 
mio. (14) (i5) 

In questo torno comparve alla luce un 
opuscolo in ottavo, col titolo: — Semplici 
lumi tendenti a render cauti i soli inte- 
ressali nel Teatro da erigersi nella par- 
rocchia di S. Fantino in Venezia, prima 
che dieno il loro voto a quel modello che 
tra diversi, all'occhio lor materiale e non 
intellettuale maggiormente piacesse; — con 
due tavole in rame ; 1' autore è anonimo, 
ma per alcuni indizii , somministrati dal- 
l' operetta medesima, si vien a rilevare, 
secondo l'opinione del chiarissimo Emanue- 
le Cigogna che sia questo uno scritto del 
cavaliere e procurator Andrea Memmo , 
reputatissimo fra i padri della repubbli- 
ca. (16) Quest'opuscolo ebbe subito una 
ristampa. (17) 

La scelta del modello Selva, fu il se- 
gnale di grande commozione; L'architet- 



23 

to Bianchi, adontatosi che il suo proget- 
to Z. comunque uno de' prescelti dagli il- 
lustri -indici e proposto alla società, non 
fosse da essa peppur messo a voti,, impu- 
gnò giudiciariamente la social decisione, 
e con scrittura primo giugno 1790 sosten- 
ne come il modello Selva anziché merita- 
re l'onor della preferenza ed il compenso 
del premio, aver doveasi in non calle, sic- 
come quello che forse meno di tanti altri 
soddisfaceva alle condizioni del Program- 
ma primo novembre 1789; che la società 
medesima, dopo datasi da se una legge, 
non poteva allontanarsi dal seguire le 
prescrizioni di quella, né doveva per ogni 
causa e ragione scegliere un modello, il 
quale, abbenehè atto a soddisfare con l'ap- 
pariscenza delle forme, non corrispondeva 
altronde aUe smanate prescrizioni. Chiese 
a' tribunali che fosse inibito alla società 
stessa far condurre i lavori secondo le 
traccie del progetto Selva, protesta solen- 
nemente contro ogni menoma ulterior pro- 
cedura, ed accampa così accerrima lite, 
accagionando di mala fede la società per 
aver con l'esposto contegno mancato ad 
un solenne contratto, tra essa e gli archi- 



J 4 . * 

tetti die furono invitati a presentare le 
opere loro al concorso. (18) 

Alla causa col Bianchi si associarono po- 
scia anche gli architetti Pietro Checchi* ., 
autor del modello F., ed Antonio Pungi- 
leoni autor del modello segnato BB., ma 
poco dopo si levaron di briga , e rimase 
il solo Bianchi a continuare il conflitto (19). 

Si difese la Società opponendo, che nel 
suo manifesto aveva pubblicato di riser- 
varsi a presciegliere ed approvare nel mo- 
do che da essa si crederà il migliore uno 
de' proposti progetti; che secondo il pa- 
rere de' tre illustri professori essendo stati 
riconosciuti tutti i modelli difettivi delle 
prescritte condizioni, e perciò nessuno me- 
ritevole del promesso premio, non lo ave- 
va abdicato a nessuno, ma tuttavia nel- 
l'esposizione dei quattro preferiti, rilevan- 
do uno di essi modelli il più soddisfacente 
alli suoi oggetti, tuttoché difettivo aneli es- 
so, in alcuna delle condizioni si era de- 
terminata, con la massima pluralità de 111 
voti, non già a premiarlo, ma ad addot- 
talo per la fabbrica da farsi, e concluse 
ricercando alla giustizia di non esser ob- 
bligata a scegliere uno anziché 1 altro dei 



25 

quattro preferiti modelli, per premiarne 
Fautore, siccome aveva proposto l'avver- 
sario Bianchi nella prima di lui intimazio- 
ne, (20) ritenendosi arbitra invece di pre- 
ferire quello che più apparivagli soddisfa- 
cente, poiché nessuno era stato giudicato 
meritevole della corona, come ancora si 
è detto. — 

Questa straordinaria lite alla quale pre- 
sero parte come difensori i primari av- 
vocati ed intervenienti (patrocinatori) della 
città, venne sostenuta dalle due parti con 
somma energia, e con grande alacrità e 
pertinacia per parte dell' attore Bianchi. 
Le cose erano giunte a tale da non poter 
esser terminate che con una transazione, 
al quale passo la bravura e la sagacità dei 
due avvocati Antonio Socci, e Tommaso 
Gallini Andriani seppero condurre i liti- 
ganti e combinar con generale applauso e 
soddisfacimento un accordo che venne con- 
cordemente sottoscritto il giorno 3i lu- 
glio i 79 o. — 

In questo accordo fu detto che i con- 
tendenti intendevano transigere ed intiera- 
mente consumare ogni pendenza dipenden- 
te dall'attacco Bianchi in data primo giù- 



»6 

gno 1790, accordando questi che la società 
progredisca la fabbrica del suo Teatro co- 
me più le piace, ed obbligandosi quella a 
deferire al Bianchi il premio delli trecento 
zecchini qualora da una pubblica accademia 
d' arti in Italia, a scelta dei Bianchi me- 
desimo, dopo esaminato il modello mar- 
cato Z, 1' analogo disegno e la memoria 
stampata in confronto foìl* relazione dei 
tre illustri professori Buratti, Stratico e 
Fontanesi, fosse creduto che il di lui pro- 
getto avesse tutte le condizioni ricercate 
col programma manifesto pubblicato dal- 
la società medesima. — .Rimase cosi estinta 
una causa che per due intieri mesi esercitò 
1' acume di rinomati giureconsulti, diede 
sviluppo a' loro motti frizzanti, e tenne 
desta ed interessata la pubblica curiosità 
che volle sua messe nell' apostrofare mor- 
dacemente gli andamenti, e la condotta 
dell'una parte e dell' altra. (21) 

I lavori della edificazione andavano pro- 
gredendo con maravigliosa attività ; i più 
eletti artieri di Venezia misero a contrnbu- 
zione la propria industria; e guidati dal- 
l'architetto Selva seppero superare tutti gli 
ostacoli, tutte le difficoltà che tanto sono 



^7 
frequenti e comuni in questo suolo di ma- 
remma, su cui le pratiche dell'arte bisogna 
che sieno modificate, con appositi pru- 
denti adattati ripieghi. — Gran merito sì 
è guadagnato, fra tutti, il proto Antonio 
Solari, espertissimo uomo, cui venne af- 
fidato il dettaglio delle operazioni; e ^li 
seppe riuscirne con onore ed applauso,* 5 e 
ne riportava anche meritato guiderdone, 
il perchè dilatate a?endo le proprie finan- 
ze, riuscì co' suoi danari ad acquistare un 
tondo e fabbricarsi una appariscente e co- 
moda casa in circondario' di S. Gervasio 
e Protasio, presso il ponte d?t*o delle me- 
raviglie, che ancora Mia e nuora sussiste 
ma non più censita in dita Solari; che 
questa famiglia, dopo la morte di lui, 
discese dall'agiatezza, aHa aiec^ocrhà, alla 
scarsezza, colpa forse i politic : sovverti- 
menti, ma in parte anco per causa al dogo 
ordine col quale i figkeoli d ; . Antonio 
seppero condurre i loro interessi. (22) 

L'accademia Italiana sce!ta dall'architetto 
Bianchi per l'esame del di lui modello, e 
perchè possa aver esaurimento, in questa 
sua parte l'accordo 3i luglio, fu l'illustre 
Clementina di Bologna della quale il Bianchi 



23 

medesimo era socio onorario, come lo era 
dell' accademia Udinese oltreché pubbli- 
co mattematico Veneziano. — Questo rispet- 
tabile istituto, con solenne alto, primo 
novembre 1790, esposte le traccie sulle 
quali ebbe a condurre 1' esame, ritrova 
esattamente soddisfatte le condizioni del 
programma primo novembre 1789, e con- 
clude con accordare amplissima e com- 
pleta approvazione all' offertogli modello, 
per cui anzi ne tributa encomj al chiaris- 
simo autore. (20). 

Untale atto venne immediatamente fatto 
stampare in Bologna nella stamperia di 
S. Tommaso d'Acquino, ma il Bianchi vi 
fece premettere 1' esame delli tre profes- 
sori Buratti, Stratico e Fontanesi, assieme 
alla confutazione da lui fattavi, e com- 
parve perciò in Venezia un bellissimo 
opuscolo, corredato di tavola in rame, e 
da lui dedicato a S. Eccellenza Andrea 
Merarao, cavaliere e procurator di S. Marco 
nome ricordato altra volta nel corso di 
queste memorie. Bianchi conseguì final- 
mente il meritato premio, (24) 

Intanto che queste cose si agitavano, i 
lavori pel nuovo Teatro ivano progreden- 



29 

(io con grande rapidità, e mentre demoli- 
vansi i vecchi caseggiati, e se ne asporta- 
vano le macerie, eran tracciate da altra 
parte le linee de' nuovi perimetri, faceansi 
le fosse nelle quali esser doveano gettate 
le fondamenta robustissime, ed aprivasi il 
corso ad un nuovo canale che prestar do- 
veva comodo e largo approdo al nuovo 
Teatro. Così ampie escavazioni presenta- 
rono sovente alla luce, framezzo a strati 
fangosi, non senza stupore de' lavoratori, 
grandi masse di mercurio, da ignota epoca, 
colà perduto; novella prova, dice l'erudi- 
to nostro Filiasi, della floridezza in cui 
erano in Venezia le manifatture, le arti, 
ed il commercio, anco ne' vetusti tem- 
pi. — (25) Ventisette mesi vennero im- 
piegati in quest'opera, ma ove detrarre 
si voglia il tempo stesso nelle demolizio- 
ni che cominciarono il febbrajo 1790, e 
quello occorso per la interna pitturazione, 
per gii apprestamenti e per 1' addobbo del 
Teatro, si trove;à clie la edificazione ven- 
ne condotta a termine in soli dieciotto 
mesi, poiché il Teatro stesso fu operativo 
alla metà di maggio dell'anno 1792. — '(26) 
Questa nuova apertura, preceduta da tan~ 



3o 

ta aspettativa resa solenne perchè combina- 
ta in circostanza della più cospicua e splen- 
dida festività che contrassegnasse i fasti del- 
la Veneziana Repubblica, resa vieppiù 
brillante per la favorita stagione, e cla- 
morosa per T estrordinario concorso d'il- 
lustri forestieri e de' più agiati sudditi del- 
le vicine Provincie, ebbe luogo la sera 
del mercordì 1 6 maggio 1792 con l'opera 
d'Alessandro Pepoli, • giuochi d'Agrigen- 
to, posta in musica da Giovanni Paisiello, 
e sostenuta da valentissimi attori, quali e- 
rano allora, il tenore Giacomo David, 
il soprano Gasparo Pacchierotti, e la ce- 
lebre Brigida Eanli; che sullo stesso tea- 
tro comparve 1' ultima volta in carnovale 
1804, assieme all'impareggiabile Silva, po- 
co dopo rapita all'ammirazione ed agli 
applausi dell'universa Italia. (27) 

Anche in quest'incontro nacque quello 
che ordinariamente succede in simili av- 
venimenti. La poesia, la condotta del dram- 
ma, la musica, ed in parte anco la ese- 
cuzione, non corrisposero alla general es- 
pettazione; si avrebbe desideralo di meglio, 
ma più che altro soggiacque a gravissima 
critica il Teatro, e vennero scagliate ri- 



Ól 

marche acerbissime all'architetto Selva, per 
la porta non combinata alla metà della 
platea, per la ristrettezza del palco sceni- 
co, per la tortuosità del corridoio verso 
la riva d' approdo, per le scale fra un 
ordine e 1' altro, di difficilissimo ed equi- 
voco accesso; si lodò la disposizione e la 
nobiltà dell'atrio interno, l'aspetto del fab- 
bricato verso il canale, si diede lode an^ 
co alla gran curva teatrale, ma siccome 
questa erasi tracciata dal Selva copiando 
quella che l'architetto Maccaruzzi adottò 
forse tredici anni avanti pel bellissimo 
Teatro Balbi di Mestre, così nessun lustro 
ricade a mento di lui, e venne disappro- 
vata invece fino al dileggio la facciata 
principale dell' edifizio sul campo S. Fan- 
tino, la quale, anziché presentar l'idea di 
un Teatro, cui stanno per accessori sale 
e ridotti , diceasi indicare piuttosto un 
modesto luogo di convegno, e quasi un 
palazzino con granaio, senza alcuna di 
quelle maschie e caratteristiche decorazio- 
ni che sarebbero state relative alla impor- 
tanza ed alla destinazione di siffatto gran- 
dioso stabilimento. — (28) 

Eneomii altronde n'ebbero i decoratori, 



Ù1 

ed i pittori. Quel cav. Francesco Fonta- 
nesi, uno dei giudici alla scelta dei mo- 
delli,, dipinse le scene dell'opera, e Pie- 
tro Gonzaga Bellunese, che nel libretto 
del dramma è indicalo erroneamente per 
Veneziano, colorì quelle pel ballo. Piac- 
que all' estremo il secondo sipario, ossia 
il tendino de' balli, eseguito da questo 
stesso Gonzaga, con una maestria che por- 
tava l' illusione al suo colmo. Rappresen- 
tò in esso con rara semplicità ? atrio a 
volta di un Tempio, di base circolare, la 
cui porta socchiusa lascia furtivamente 
sortire vivissima luce che indica esser là 
dentro il sacrario d'Apollo; stanno al di 
fuori le Muse, e signoreggiano fra tutte 
Euterpe e Tersicore , che s'affrettano eoa 
le sorelle Talia, Melpomene, ed Erato, a 
festeggiare il lor nume, mentre librata nel- 
l'aria, aleggia una fama in atto di squil- 
lare eoa la tromba di Clio. — Fan coro- 
na all'interno edilizio le statue de' filoso- 
fi, e de' poeti i più celebri, sia dell'antica 
che della moderna età. Questa portentosa 
tela venne nel corso di quarantaquattro 
anni per ben due volte ridipinta essendo- 
si creduto non poter far meglio che con- 



53 
servarla, a decoro del Teatro, e ad inco- 
ìaggiaineuto delle Arti belle. (29) 

Fu allora che le satire sortivano da o- 
gni parte. Ne fu preludio un sonetto in 
vernacolo veneziano, fin dal gennaio 1790, 
mandato con viglietto anonimo, al librajo 
Curti che rifiutò per prudenti viste d'in- 
serirlo nella gazzetta urbana, di che era 
piegato. Si contentò questi di annunziare 
la cosa, ripetendo il solo capo verso che 
così suona: 

Un Teatro io Venezia xe da far. (3o) 
Taluno sospetta che fosse opera del ce- 
lebre nostro Gio. Battista Bada, ma nulla 
mai se n' è potuto sapere di positivo. 
Mentre si stava erigendo la fronte prin- 
cipale e che sorgevano i tronchi delle 
quattro colonne, si lesse una mattina a 
grossi caratteri scritto sopra di esse: « Mì- 
sere! a che siam destinate? » e poco 
dopo quando vi si soprappose il leggier 
balaustro altro scritto diceva: » Ohimè! 
respiriamo. » 

Comparve in seguito lunga satira in 
prosa la cui base era un' acre ironìa, un 
sarcasmo de' più pungenti ed arditi. Tutti 
1 supposti difetti del Teatro, erano assi- 

3 



mihati alle vicende dell'umana vita, alla 
ordinaria sorte, al destino de viventi su 
questa terra. Tutto era simbologia, tutto 
tracciato con le viste di saggia filosofia. 
Per esempio, diceasi in essa che l appro- 
do al Teatro facile e spedito nel giunge- 
re, penoso al partire, tale aveas^ combi- 
nato dall'architetto per ricordare a mortali 
come facilmente l'uomo si ingolla e per- 
de nel piacere, ma che con altrettanta 
difficoltà può riuscire da quello a sda- 
marsi. - Che il calle onde si penetra 
nella platea, tortuoso, e ristretto, volea di- 
re esser la strada per cui giungere al be- 
ne, sovente disastrosa e indiretta. — Uic 
se lo spettatore, dopo tante spese e fati- 
che pure era arrivato a sedere, ma solo 
sentiva il suono e le voci, senza veder lo 
spettacolo causa la soverchia depressio- 
ne del palco scenico, ciò erasi maravi- 
gliosamente combinato dal Selva, per pro- 
vare quel gran principio, l'uomo quando 
Irede^sser giunto all'apice della felicita, 
appunto allora trovasi circondalo da tri- 
boli e da pene, col crudel disinganno che 
lo tormenta. La facciata sul campo dava 
a vedere che i proprietari! erano possi- 



. 35 

denti, poiché 1 balconi in terzo ran^o 
sembrano adattali a un granaio, e le te- 
ste poste a serraglia delle nicchie, erano 
teste di riserva, pel caso in cui le sotto- 
poste statue perdessero la loro, niente es- 
sendo al mondo più facile da perdersi 
quanto la testa. Con simili stranezze venne 
sferzato 1' architetto edificatore; anzi l'a- 
nimosità de' detrattori giunse perfino a fe- 
steggiare altra satira acrostica ideata e 
composta dallo scherzoso nostro poeta A- 
lessandro Zanchi il quale valendosi della 
parola Societas, scolpita su quella fronte 
lesse: Sine — Ordine — Cum — Irre-ola- 
ritate — Erexit — Theatrum— Antomus — 
òelva. (5i) 

Pure quanti architetti, si onorerebbero 
di aver compiuta un'opera come il Tea- 
tro di Gio. Antonio Selva! per valutarne 
le bellezze, bisogna conoscere quali diffi- 
coltà gli è convenuto superare, quali ri 



pieghi ammettere, a quanta tortura venne 
sottoposta la fantasia di lui, e qual corre- 
do d industria, di parsimonia, e d'avve- 
dutezza gli è convenuto impiegare. Un a- 
rea che malissimo si prestava alle varie 
esigenze; le prescrizioni del programma 



36 . 

rigorose, capaci ai inceppare qualunque 
pi! svegliato talento; l'occhio critico degli 
antagonisti sempre pronto ut trovare ap- 
pigli al cavillo e pretesto alle opposizio- 
nC pure il veneziano architetto tu ito valse 
a moderare, e con prudente condona trion- 
fò degli ostacoli, riscosse gli applausi de- 
gli intelligenti, e 1" approvazione eziandio 
Si coloro che seminavano i pi» affacen- 
dati a mormorare ed a deprimere, anzt 
«berti conat. di opinioni e di pareri non 
becero che vieppiù rilevare il mento is- 
tinto di lui, e ne sia prova 1 alta ripu- 
tatone in cui giunse anche pwA 
stranieri che lo ha fatto preferire a tutti 
nella fabbrica del Teatro g' ande1 '' lr '^ 
ste, da esso ideato e sui disegni da lui 
da i in massima parte condotto durai, e 
S li anni i 799 , .8oo con applauso umvei- 
s S ale e con soddisfacimento di que'propneta- 
rii conti Cassis che spontanei glie ne a- 
veano affidata l'ardua incombenza. 11 tea- 
tro della Fenice in Venezia compaive di 
subito in rango co'primarj d Itali, t, ed al 
paro del Teatro Pergola in Firenze, del 
ìa Scala a Milano, e del s. Cado d^M 

poli, divise con essi la facoltà di detei 



57 
minare il grado di rinomanza di cui sono 
meritevoli, i poeti, i maestri e gli artisti 
che contribuirono co' loro talenti ai teatra- 
li spettacoli. (5i) 

Questo Teatro primario si è sempre so- 
stenuto con decoro e magnificenza; non mai 
però ne potè ritrarre utilità alcuna la So- 
cietà proprietaria cui invece fu sempre 
oneroso, e di gravissima annuale spesa, 
causa le eccessive pretese degli impresa- 
ri, le straordinarie paghe accordate dal 
fanatismo alla abilità de' virtuosi, per cui 
al dire del grazioso e coltissimo nostro 
Luigi dottor Locatelli.(55) da quaranta an- 
ni a questa parte la virtù teatrale fa a- 
gio, e si profonde dai privati più volen- 
tieri ed in maggior abbondanza il danaro 
a coloro che solleticano le orecchie coi 
strilli e gorgheggi, anzi che agli altri i 
quali con dottrine di saggia filosofia ten- 
tano guidare la testa ed il cuore sulle 
traccie del vero e del giusto alla pratica 
delle sociali virtù. 

Fin dall'anno 1800, alcuni fra i socii 
lagnavansi di siffatta penosa condizione, 
anzi vi fu un Giuseppe Giacomo conte 
Albrizzi membro della società medesima, 



58 

dio ai propri colleglli propose un piano 
economico su cui modellare per l'avveni- 
re le esazioni e limitare le spese sociali; 
ma questo piano che riduceva l'ordinaria 
annua dotazione da venticinque mila a 
sedici mila ducati cioè da franchi ^Soo, 
a franchi ^g,6oo, che assoggettava gli im- 
presaij a discipline non usuate, con l'in- 
tendimento di reprimere le di loro pretese 
non poteva riuscire operativo, poiché la 
forza sta appunto negli impresarj , e la 
potenza nel danaro^ e senza questa, non 
è possibile vincere la resistenza di quelli 
che in ogni evento sarà sempre prepon- 
derante, (54) il perchè non venne accolto. 
Con lo scorrer degli anni l'andamento 
delle cose anziché prender buona piega, 
peggiorava di molto, e le politiche vicen- 
de, coli' influire sulla privata economia 
de' cittadini, rendevano la condizione dei 
proprietari sempre più difficile e critica. — 
Difatti v' è memoria che sulle scene della 
Fenice non solo si videro drammi buffi, 
e semiserj, ma vi si rappresentarono per- 
fino commedie. — Ciò però ebbe luogo 
una sola volta, cioè nella stagione estiva 
del 1806, in cui agì la comica truppa di- 



retta dall' Àndol fatti, alla quale era ascrit- 
to il rinomatissimo Petronio Zanuerini, 
Bolognese, anzi se nuli' altra memoria vi 
fosse intorno la vita di così celebre nuo- 
re sia ricordato almeno: Che Y ultima ^>i- 
ta in cui il vecchio Petronio declamò a 
Venezia, fu questa, l'ultimo Teatro su cui 
comparve, la Fenice, e l'ultima rappre- 
sentazione — Elisabetta. — Dramma tra- 
dotto dall' 1 originale di Favieres, in cui 
con esimia bravura sosteneva l' interest 
santissimo personaggio Simeone. 

Che se in la sera 21 dicembre del 1822 
sulle stesse scene della Fenice, venne rap- 
presentata la Regata, commedia del ricor- 
dato nostro Alessandro Zanche e le Con- 
venienze Teatrali farsa di Simon Sogralì, 
questo caso particolare non fa eccezione 
al sistema. — S' intese allora oirrire, con 
regolare magnificenza, uno spettacolo na- 
zionale alla Maestà dell' Imperatore e Re 
Francesco Primo, all'Augusta di Lui con- 
sorte Carolina di Baviera, all'Imperatore 
delle Russie, al Re di Prussia, al Re di 
Napoli, ed al numeroso stuolo di altri 
Principi, che in quell'epoca onorarono Ve- 
nezia di loro presenza. Nella medesima 



4o 

faustissima occasione si e ivi riprodotto 
anche un dramma buffo, il Matrimonio 
Secreto, musica del Cimarosa, e poesia di 
quel celebre prete Lorenzo da Ponte, già 
poeta cesareo, successore del Metastasio, 
sventurato seguace d'una illusoria, ed e- 
saltata filosofia che lo trascinò in America, 
ramingo in traccia di una sognata feli- 
cità. All' uopo deli' indicata comica rap- 
presentazione venne per quella soia sera 
trasportata dall'altro Teatro Vendramio a 
san Luca, ove attualmente agiva la trup- 
pa diretta da Gaetauo Goldoni, avendo-si 
preferito agli altri Teatri questo delU Fe- 
nice, il quale per vastità meglio di qua- 
lunque altro prestavasi alla esigenza delle 
decorazioni, e soprattutto per ricchezza e 
per nobiltà di addobbi, oilriva condegno 
ricetto al ragguardevole concorso di taute 
corti Sovrane. (55) 

Per conservare nel rango de' prima:] 
d'Italia questo teatro, ed a sostenerne il 
decoro accorse con annuali somministra- 
zioni la podestà Edile, largendo di rag- 
guardevoli sussidj, onde supplire alla im- 
potenza de' socii proprietarii. — Quel 
sistema per cui è stabilito che le città 



centrali, in cui ha luogo la residenza del 
i ^presentante Sovrano, debbano avere un 
nobilissimo teatro, un teatro <? etichetta 
questo stesso sistema protesse il decoro della 
* etnee, e già fino da' tempi italiani, data 
esclusione a qualunque diverso genere di 
rappresentazioni, comparvero su aueste 
scene solo drammi e balli scrii, ne ven 
nero accolti come attori se non personag- 
gi valentissimi, in gergo teatrale distinti 
col nome d attori di cartello. (36) 

A questo punto in cui sul decoro del 
teatro e sulle teatrali convenienze si par- 
la, cade a proposito ricordare che la no- 
vità di un teatro classico in Venezia, se 
ha potuto stuzzicare il livor della satira 
valse altronde a determinare i pensamen- 
ti di qualche filosofo che con esatte dot- 
tane, mise in chiaro lume i vantaggi de- 
rivanti alla pubblica educazione, alla ci- 
viltà, ed ai costumi delle oneste sceniche 
rappresentazioni, e indicava quali esser 
debbano i requisiti, ed i sistemi fondamen- 
tali del bello armonico teatrale. — Andrea 
Rabbi, nome noto alla Repubblica delle 
lettere, volle occuparsi di tale materia, ed 
in un opuscolo, da lui appunto intitolato 



il bello armonico Teatrale, raccolse i pnn- 
ripi estetici delle arti belle, e con kj» 
da P d'un trattato del cavaliere P.anell. es- 
pose le maxime ed i pr.BC.pj, per cu 
indurre le sceniche rapprese, temoni e 
l'arte del teatro verso la poss.b.ie perfe- 

*nTffi della Fenice, eretto con fortu- 
natissimi anspicj, in seno alla tranqmllita 
ed alla pace ma però in turpe siamone, 
««anco Sa 1 ùnge rombava terr.bde .1 nem- 
go dcUa rivoltone e del sovvertimento 
sociale, d.ede fin da pnnc.p.o causa di 
amarena, pel suicidio d. cerio Michele, 
daoMclteU.no dall'Agata, quel primo 
■1 "rosario che aveane sostenuta e dire - 
te "l'apertura: 1' infel.ee, trovandosi a mal 
partito per economico sbilancio, causato 
Sa la stessa impresa, dec.se morir di vele- 
no, che amministrò a se medes.mo .1 pri- 
mo ciorno della quaresima .792- f b > A 
leste sconfortante preludio succedettero 
Sn io 1 msid.e, di lutto. II. fanatismo ab- 
Ciuò la mente degl. uomin.; la seda- 
ne li ha trascinati al delirio, e per la Ma 
"'errore 1. condusse alla total perdi* 



dell 

xione. 



Pure tutte queste vicende, questi tram- 
busti , questa oscillazione di fortuna, di 
opinioni, di ardimenti, procurarono anche 
a Venezia qualche aurora di tregua, qual- 
che giorno d'effimera giocondità. 

Spettacoli e feste si sono più volte ri- 
petuti, e la venuta di cospicui personaggi 3 
d uomini resi celebri, per valore nelle ar- 
mi, per politici consigli, per istorica ri- 
nomanza, ha data occasione a magnifici e 
singolari apparati, ed appunto il teatro la 
Fenice, risuonò più volte d'applausi che 
il fluttuante volgo, la schiera degli adula- 
tori, degli sfaccendati, oggi innalzava a 
coloro cui per variar di fortuna dovea, il 
giorno dopo, avere in abbornmento. — 
Con pubbliche dimostrazioni di gioia ven- 
ne stoltamente accolta la perfidia coperta 
con le insegne di libertà; eguali dimostra- 
zioni, ebbero a vicenda coloro stessi, cui 
la sorte delle armi, fecero dominatori di 
questa patria; ma il languore ne' cittadini 
aumentava m ragione alle esportazioni, al 
deperimento, alla depauperazione, cui sog- 
giaceva Venezia, in guisa che, mancando 
la forza di reazione, tutto cadde nell' av- 
vilimento, che conduce alla nullità, alla 



44 

miseria, ed una languida scintilla del pa- 
trio °enio solo rimaneva ad illuminare il 
quadro infausto delle nostre rovine. (ó 9 ) 
Se nonché dopo tanta incertezza, final- 
mente dolce aura di quiete sorse a tran- 
quillare le agitazioni ond era combattuto 
il mondo, e Venezia rialzata dalla pro- 
strazione, potè ricondurre le idee de' suoi 
cittadini ad un ordine che ammette siste- 
mi e metodi di esattezza e di regola. Sic- 
come poi nella estesa catena degli avve- 
nimenti , uno sull'altro influisce, ed 1 
secondarli da maggiori derivano, cosi la 
«rande riordinazione politica, cambiando 
la sorte di questa città, miglioro conse- 
guentemente anco il destino della Fenice, 
che d'allora in poi, si è vieppiù conler- 
mato nella eletta serie de primari! teatri 
d'Italia. , 1M . . 

Dalla sorte era pero stabilito che questo 
Teatro dovesse perire, nò a salvarlo dal 
disastro che gli sovrastava valsero le con- 
dizioni raccomandate dal programma pri- 
mo novembre 1789, ne l'antiveggenza 
dell'architetto Selva, che munito 1 avea 
con due torricelle, per gli apparati idrauli- 
ci. Forse che questi prudenziali appresta- 



45 

menti sarebbero stati bastevoli a minorare, 
se non ad impedire la totale sua confla- 
grazione, ma l'uso delle stuffe, e non mai qui 
per sistema adoperate a comodo de' teatri, 
l'infelice tentativo dell'illuminazione a gas, 
i cui ripetuti esperimenti si risolvettero a 
nulla, la introduzione di nuovi focolari per 
aumentare e per distribuire il calore; l'a- 
dattamento di questi sussidii di mollezza, 
in un edifizio, dall'origine sua non fatto 
con tali viste, doveva o tosto, o tardi tor- 
nare in suo danno, come accadde appunto 
la mattina del i5 dicembre i856. 

t'avvenuta catastrofe merita un circo- 
stanziato dettaglio, e qui s'imprende a det- 
tarlo, avendone attinte le prime notizie da 
sicure, e legittime fonti, ed in seguito an- 
che verificate, a mezzo di confronti e di 
esami locali, in che venne favorito lo scri- 
vente per esser testimonio di vista, e per 
aver dovuto come obbligo d'istituto, assi- 
stere alle manovre felicemente adoprate 
J3er impedire la maggior irruzione di quel- 
l' incendio. 

Nella prima metà di dicembre i836, 
ebbe compimento la costruzione d' una 
stufFa ossia forno alla IMeissner, e nella se- 



|6 

ra di sabbato io dello stesso dicembre, 
se ne fece la prima prova, alla quale as- 
sistettero, con gli artieri, anco tutti quelli 
che in ogni senso erano o incoinbenzati , 
od interessati in proposito. Forse che ogni 
cosa sembrò corrispondere allora ai comu- 
ni desklerii, poiché nulla rimase da dirsi, 
trattane qualche osservazione di seconda- 
ria importanza. 

In quella prima notte, parve all'uomo 
d'ispezione che dormiva in uno stanzino 
appunto per tale incontro ridotto ad uso 
di guardia e di sorveglianza, nel piano 
del quarto ordine, ed in prossimità al tu- 
bo pel fumaiolo, di sentire un qualche 
odore, come di legno assiderato; ne diede 
tosto avviso al custode, fecero assieme una 
locale ispezione senza poter rimarcare no- 
vità alcuna, il perchè si ritirarono, per- 
suasi che l'odore, il quale pure esalava, 
fosse causato dalla muratura nuova, e dal- 
la creta che andavano, mano a mano asciu» 
gandosi. (40) 

La susseguente giornata di Domenica 
passò senz' allarme , ma in quella notte , 
I' odore sospetto aumentava di molto, sen- 
za che altro indizio pure y' avesse del so- 



4 ? 

prastante pericolo. I custodi nella brama 
di mettere a coperto la propria respon- 
sabilità;, riferirono alla presidenza nel Tea- 
tro ciò che ad essi era accaduto rimarcare, 
affinchè luogo avessero le necessarie indagi- 
ni, e prese le misure relative all'emergente. 

Dilani la mattina del lunedì 12 com- 
parve sul luogo una specie di commis- 
sione assistita da varii artieri. Questo con- 
vocato, dopo aver sentite le deposizioni 
de'ricordati custodi, esaminò ogni parte 
deli' edilìzio, contigua ed aderente a quel- 
l'apparato di Maysler, e concluse ad una- 
nimità di voti, che tutto trovavasi in re- 
gola, che nulla era da temersi, poiché 
1' odore, il quale pur continuava, da nul- 
l' altro appunto pareva esser causato, che 
dall' asciugamento delia nuova muratura 
vicina al camino , e dall' asciugamento 
eziandio del camino medesimo e del suo 
fumajuolo, confermando con tal decisio- 
ne, ciò che prima di loro aveano opinato 
i custodi medesimi. 

Questi risultamene, queste opiuioni date 
da persone qualificate ed esperte, con 
aspetto di tranquillante sicurezza, non la - 
sciarou negli animi alcun pensiero di so- 



43 

spetto, alcun residuo di tema per cui rad- 
doppiar d'attenzione, e spingere più avanti 
le investigazioni: ognuno sembrò riposare 
sulla fede de' propri occhi, sulle proteste 
della conferenza; si neglesse la testimo- 
nianza dell'odorato, valutabile in simili 
casi, non si diede è vero più fuoco alla 
stuffa, e si è solo raccomandalo tener d'oc- 
chio la scena, e quindi passò il rimanente 
del lunedì stesso senza nuove rimarche. 

Giunta la sera, ricomparvero sul palco 
scenico, come nelle precedenti serrate, i 
coreografi, i danzatori, a ripetere le no- 
iose prove dei balli: gli apparatori accu- 
divano all'apprestamento de J meccanismi, 
ed i pittori, occupati nelle decorazioni, se 
ne stavano nella soffitta della sala teatra- 
le, giacche tutto doveva esser pronto per 
la vicina sera di Santo Stefano, in cui 
davasi lo spettacolo di un dramma serio - 
Lucia dì Lamermoor, poesia di Salvatore 
Canterano, — musica del maestro Doniz- 
zelti — col ballo pur serio. // conte Pi- 
ni del Samengo. Questi esercizii durarono 
fino le ore undici circa della notte, al 
qual momento, cadauno partì dal teatro; 
anco i custodi, dopo la solita, perlustra- 



{9 

zione si ritirarono, e rimase ogni cosa in 
perfettissima quiete. 

Alle ore una e mezzo dopo la mezza- 
notte, quel custode che dormiva nello stan- 
zino al quarto ordine fu svegliato da sor- 
do mormorio : teso 1' orecchio^ parvegli 
udire un leggiero crepitare: balzò tosto 
dal letto, ed aperto il finestrino sopra la 
scena, potè, di mezzo a gran fumo, vede- 
re, che dal tetto, presso al nuovo fuma- 
juolo, cadevano in copia fa\ille, e che il 
fuoco già cominciava a palesarsi con im- 
minente incendio, appiccandosi ai tellai 
delle quinte presso al suolo del palco sce- 
nico. 

Non appena questi ebbe date grida 
d'allarme, che accorsero i custodi, soprav- 
vennero i pompieri del vicino quartiere ; 
ma nel breve frattempo , si destaron le 
fiamme, e l'incendio investì d'un tratto 
con tanta rapidità e furore il tetto della 
scena ed i praticabili della soffitta , da 
non lasciare agli astanti mezzo di sicurez- 
za che in precipitosa fuga, poiché in un 
baleno venne invasa anco la impalcatura 
sulla sala Teatrale, e la sala medesima, i 
cui palchetti furono attaccati dall' alto ed 

4 



5o 

anche inferiormente, pel fuoco die pro- 
rompeva dallo stesso palco scenico. 

Il primo bagliore apparso all' alto del 
tetto avvisò del disastro i vigilanti sulla 
torre di san Marco, die immediatamente 
diedero sulla gran campana il terribile 
tocco cui seguirono di subito, per parte 
del legno Guarda - porto, i soliti tre colpi 
di cannone: erano allora le ore due del 
mattino. Già la milizia e la città furono 
tosto in movimento; da ogni parte si af- 
frettavano i soccorsi, senza sapere se non 
confusamente il luogo dello incendio, ma 
il fanale posto sulla torre, dirigeva le mosse 
di tutti, segnale poco dopo fattosi inutile 
per l'eruzione portentosa delle fiamme, 
die innalzandosi oltre i più elevati edifizii 
il tetro chiarore riflettevano sulle eccelse 
moli, sulle isole più rimote, dalle quali è 
circondata Venezia, precisando così il sito 
della conflagrazione. 

Invano da ogni parte si presentarono 
soccorsi; invano i civici pompieri, diretti 
dall'ingegnere Giuseppe conte San fermo , 
aiìrettavansi e si esponevano alle più ardite 
manovre; la violenza dell'incendio era 
ormai insuperabile, ed il Teatro in quel 



5r 
momento somigliava, più che altro, ad 
tra ardente vulcano; convenne dunque 
rinunziare all'idea di salvarne una qualche 
parte, e rivolgere invece ogni cura alla 
difesa dell'ingresso principale, dell'atrio, 
della sala pel ballo e di tutte le altre 
stanze pertinenti al Teatro medesimo, 
nelle quali ora risiede la presidenza, ed 
ha convegno la società de' Filarmonici , 
denominata Apollinea . Erano le ore 3 
e i/o, e non bene ancora gli ingegneri 
avean potuto riconoscere il limite e la 
tendenza dell'incendio, quando con orrendo 
scroscio precipitava, d'un colpo, l'intiero 
tetto, strascinando nella rovina il sottopo- 
sto edilizio, che ad tra istante in ardente 
voragine si è trasformato. 

Mancherebbero le espressioni a chi vo- 
lesse rappresentar con parole, la scena di 
questo spaventoso momento ! Fra il fosco 
della notte ed il baglior delle fiamme si 
videro allora varii pompieri, rimasti iso- 
Iati, in cima delle muraglie, impavidi 
aggirarsi siili' orlo di quel rovente preci- 
pizio, ed in cosi critica situazione adoprar- 
si per la propria e per l'altrui salvezza, 
con tanto coraggio ed imperturbabilità, da 



52 

metter sorpresa negli animi i .più fermi e 
risoluti. A tale altezza si spinsero i tizzo- 
ni e le faville, che per veemenza gli accesi 
carboni vennero lanciali al di sopra la 
città, per mezzo il canal grande ed anche 
oltre questo, fin entro il chiostro interno 
del seminario patriarcale alla Salute, in 
una distanza di oltre odo metri; restando 
coperte di brage le strade ed i fabbricati 
delle contrade vicine. Fortuna che neppur 
aura di vento da alcuna parte spirasse, 
che fatalissime sarebbero state le conse- 
guenze di questa portentosa esplosione, e 
tornavano inutili le fatiche per preservare 
illese col restante dell' edilizio le case 
contigue al perimetro incendiato. 

I soli mezzi che esistevano in potere 
del regio Municipio non bastavano alla 
difesa: bisognò chiamare in aiuto quelli 
della Marina, che invitata alle ore 4, spedì 
immediatamente sul luogo sei pompe a 
battello, e quattro altre pompe a carro, 
assieme agli attrezzi e agli equipaggi di 
loro servizio. Questo soccorso, unito alle 
prestazioni degli ingegneri, alla coopera- 
zione deiruffizialilà, de' soldati, de'marinarj 
e de' cittadini, decise il termine di questa 



55 

notte letale, giacche alle ore 6 i;a del 
mattino, si era riusciti ad infrenare Tin< 
cendio, tenendolo circoscritto entro le 
muraglie del perito Teatro, senza ulterior 
pericolo delle sale e delle case vicine, 
pure spettanti alla società, che lievi danni 
ebbero a soffrire in confronto al pericolo 
di total distruzione, da cui erano così da 
vicin minacciate. 

Intanto che queste cose si facevano, il 
terrore, lo sbigottimento avevano sopraffatti 
gli animi de' contigui abitanti, che dovun- 
que cercavano sottrarsi al minacciato pe- 
ricolo ; alcuni mezzo ignudi, non ancora 
raccolti gli spiriti sbalorditi dal sonno, 
andavan raminghi , senza saper dove o 
perchè; altri smarriti, sgomberavan le case 
di masserizie e di mobiglie, mettendo a 
confusione ed a sovvertimento ogni cosa, 
senz'ordine e con precipizio; grida, lamenti 
eccheggiavano da ogni parte, da tutte parti 
palpitavan quegli infelici, ed un frastuono 
orrendo, un sordo fremito, un rumore indi- 
stinto, penetrando di compassione, metteva 
negli animi raccapriccio e spavento. 

Anche la cittadina carità, in questo dis- 
graziato emergente, diede le solite prove 



5 4 

d'interessamento alle altrui sventure. I 
vecchi, gli ammalali, i fanciulli trovarono 
amico ricovero, trovarono soccorsi ed as- 
sistenza sotto a' tetti ospitali di que' pietosi 
vicini, le cui case tosto si apersero., quai 
magazzini a salvar dalia dispersione le 
sostanze da ogni parte lanciate sulle pub- 
bliche strade, ed esposte agli arbitrii dei 
ribaldi, che in tali pubbliche jatture sovente 
accorrono con male intenzioni. In tanto 
periglio non v'ebbero derubamene, non 
v'ebbe vittima alcuna; si pianse è vero 
di pietà, di timore pel triste fatto, ma nes- 
suna lagrima cader dovette sulla tomba 
dello sposo, del padre^ del fratello, che 
tutti, la Dio mercè, sortirono salvi. (40 

I/incendio andò poco a poco minoran- 
do, ma quelle rovine ardevano ancora nel 
terzo giorno. Altro non rimase del Teatro 
la Fenice che le sole muraglie robustis- 
sime, e fu quasi portento che nella pre- 
cipitosa diroccazione , restasse immobile 
ed intatto quel grande arco che divideva 
la scena dalla sala teatrale . Immediata- 
mente si è dato mano allo sgombro dei 
materiali, sotto cui comparvero masse in- 
formi e disordinate di strane fusioni, di 



55 

cristallizzazioni incomplete, tutti effetti e 
lavori causati dall' intensità del calore e 
dalla costanza e violenza del fuoco, che 
pervenne a calcinare gli stipiti, le soglfe 
e le decorazioni architettoniche dell'edilì- 
zio. I curiosi ne fecero raccolta, e sono 
ora riposte ne' gabinetti, come oggetti di 
dotta curiosità, e come monumenti di tan- 
ta fatalissima cittadina sventura. 

Questo clamoroso avvenimento, e le sor- 
prendenti scene che in quella notte da 
ogni parte presentava l'incendio, scossero 
il genio di varii artisti, i quali con l'en- 
tusiasmo, da cui erano penetrati alla vista 
di tante singolari circostanze, seppero co- 
gliere, con vera maestria, alcune prospet- 
tive di un eiìetto il più magico e pitto- 
resco. 

Wervoolt, pittore flammengo, eseguì ad 
olio un abozzo di veduta panoramica, 
tolta dall'alto del palazzo Pisani a santo 
Stefano, opera acquistata poscia da Sua 
Maestà il re di Napoli che qui fu nel 
gennaio i85y. lì nostro diligente e valoro- 
so disegnatore Giovanni Pividor, si occu- 
pòj prima di un abbozzo panoramico, pre- 
so dalla propria sua casa, situata oltre la 



56 

chiesa Armena a san Giuliano, abbozzo 
che rimase nel di lui Album, ed eseguì 
poscia due disegni prospettici, uno dalia 
parte posteriore dell'incendiato Teatro ver- 
so il canale, che subito pubblicò a mezzo 
della litografia Barozzi, l'altro rappresen- 
tante 1' interno dell' ampio cratere , con 
l'apparenza delle rovine^ quali comparve- 
ro al momento della caduta : anche questo 
disegno restò presso l'autore. 

Avendosi provato , con la descrizione 
de' fatti, che l'incendio del Teatro la Fe- 
nice, anziché da origine misteriosa od 
ignota, come altri vorrebbero, attribuir de- 
vesi piuttosto ad una causa semplice e 
naturalissima, non mai ad opera di umana 
malizia, e che la violenza, con cui pro- 
ruppe, schietto comprova, essersi il fuoco 
insinuato entro i grossi legnami del tetto 
ed in quelli nascostamente agito, fino a 
ridurli incapaci di più sostenersi, effetto 
già avvertito nella pubblica Gazzetta, e del 
quale infiniti abbiamo esempli, resterà 
conscguentemente chiarito questo punto , 
su cui i pubblici fogli sembrarono insiste- 
re con molto calore forse per lo scopo 
lodevole di cercare la verità, che il cono- 



5 7 
bcere ora forse torna inutile, ma che al- 
tronde giova chiarire, a lezione de' poco 
avveduti, e per documento ne' casi avve- 
nire. (/\i) 

Rimane a desiderarsi che i divisamenti di 
que' socii proprietarii ottengano completo 
adempimento, e che la riedificazione del 
Teatro la Fenice, presa a maggioranza di 
voti nei convocato di domenica 29 gen- 
najo i83y, venga condotta a perfezione 
con la magnificenza del primo (45), a cre- 
dere le quali cose, è di conforto il senti- 
re, come in altra seduta, del giorno 26 
febbraio decorso^ la società medesima, con 
nobile entusiasmo e per acclamazione 
prendeva, che essendosi ora riconosciuto 
il valore nell' arte ed il merito distinto 
dell'architetto Gio. Antonio Selva, ora che 
materialmente poterono esser rilevati gli 
accorti partiti, da esso lui scelti, i quali, 
ne per istudio, nò per fina penetrazione 
si saprebbero oggi in meglio cambiare, 
non debbano introdursi novità nella rifab- 
brica, ma seguire indiminutamente l'antico 
modello s senza punto obliterare alcuna 
delle vecchie interne decorazioni, chiuden- 
do la seduta con la generosa idea di por- 



58 

re a tanto architetto un' inscrizione in 
marmo nell'atrio interno del Teatro, qual 
perenne testimonianza della patria ammi- 
razione ad un cittadino che, accrescendo 
lustro a Venezia, lasciò in questo edilìzio 
un classico monumento di magistrale abi- 
lità, non tanto per caratteristica architettu- 
ra (44), quanto riguardo a profondo sape- 
re nell'arte, a leggiadria di parti a corretti 
dettagli, ed a somma industria in cogliere 
vantaggio da un'area la più strana e dis- 
ordinata, scoglio massimo cui anco i più 
esperti architettori facilmente urtano e po- 
che volte riesce lor superare, sortendone 
con pieno onore e con plauso. (45) 



NOTE 

-©- 



(1) Vedi Gazzetta veneta urbana N. 101 mer- 
cordi 17 decembre 17 88,. pag. 804. 

(2) Gazzetta urbana veneta N. 76 mercordi 
23 settembre 1789, pag. 608, Gazzetta N. 77 
sabato 26 settembre 1789, pag. 61 a. 

(3) Gazzetta urbana veneta N. 88 mercordi 
4 novembre 1789, pag. 697, Gazzetta ec. N. i3 
sabato i3 febbraio 1790, pag. io3. 

(4) Gazzetta urbana veneta N. 21, sabato 
i3 marzo 1790, pag. 167. 

(5) Gazzetta urbana veneta N. 43,, sabato 
29 maggio 1790, pag. 34a. 

(6) Gazzetta urbana veneta N. 4 mercordi 1 3 
gennaio 1790, pag. 27 

Idem N. 5 sabato 17 gennaro 1 790 p. 37. 
Idem N. 6 mercordi 20 gennaro 1790 p. 44. 
Idem N. 7 sabato 23 gennaro 1790 p. 52. 
Idem N. 9 sabato 3o gennaro 1790 p. 71. 
IdemN. 3i sabato 17 aprile 1790P. 244. 
IdemN. 3i idem p. 246, 



6o 

(7) Gazzetta urbana veneta N 29 sabato 10 
aprile 1790, pag. 232. 

(8) Gazzetta urbana veneta N. 3) sabato 17 
aprile 1790, pag. 247. 

(9) Gazzetta veneta urbana N. 37 sabato 8 
maggio 1790, pag. 292. 

Idem N. 4° mcrcordì 19 maggio 1790. 
pag. 3» 7. 

(io) Gazzetta urbana veneta N. 42 mercordì 
26 maggio 1790, pag. 332- 

/11) Gazzetta urbana veneta N. 60 mercordì 
28 luglio 1790, pag. 475. 

(12) Gazzetta veneta urbana N. 4^ sabato 5 
giugno 1790,, pag. 358. 

(i3) Gazzetta veneta urbana N. 60 mercordì 
28 luglio 1790, pag. 475. 

Esarai e pareri dei signori Buratti, Stra- 
tico e Fontanesi, sopra i modelli prodotti per 
l'erezione del nuovo Teatro in Venezia. — Ve- 
nezia 1790. 

Gazzetta veneta urbana N. 43 sabato 29 
maggio 1790, pag. 34^. 

Idem N. 45 sabato 5 giugno 1790, p. £58. 
(i4) Gazzetta urbana veneta N. 44 mercordì 
2 giugno 1790, pag. 35o. 

(i5) Gazzetta urbana veneta N. 47 sabato 
12 giugno 1791.» pag- 372. 

(16) Gazzetta urbana veneta N. 44 mercordì 
2 giugno i^goj pag. 35 1. 

( i 7) Idem N. 46 mere. 9 giugno 1 790, p. 368. 



6j 
II cavaliere e procuratore di s. Marco An- 
drea Memrao, era personaggio di gran genio 5 
nel 1775 e 1776, essendo provveditore straor- 
dinario della città di Padova, concepì e mandò 
anche ad effetto 1' idea di ridurre nell' attuale 
modo decoroso e magnifico la piazza in quella 
città denominata Prato della Valle. 

Abbiamo un opuscolo con tavole in rame, 
per titolo : a Descrizione della general idea 
» concepita ed in gran parte effettuata dall'ec- 
» cellentissimo signor Andrea Memrao etc. sul 
» materiale del Prato che denominavasi della 
» Valle ecc., estesa da D. Vicenzo Radicchio, 
w veneziano, abate di san Lorenzo in Zumei , 
>} segretario de' memoriali di S. Eccellenza me- 
91 desimo, attuale ambasciatore alla Santa Se- 
» de ». — Roma 1786, Fulgoni, in 4. 

Padova riconoscente mise a lui una statua 
nel ricinto esterno di essa Piazza, con lunga in- 
scrizione che ricorda l'anno 1 794. Questa sta- 
tua venne eruditamente descritta da Antonio 
Neumayr, p. 201, N. XLIV dell'opera : Illustra- 
zione del Prato della Valle ossia della Piazza del- 
le Statue in Padova. 1807 nel Semin. di Padova. 

(18) Gazzetta urbana veneta N. 45 sabato 3 
giugno 1 790. pag. 356. 

(19) Gazzetta urbana veneta N. 5i sabato 
26 giugno 1790, pag. 4o3, e successivi numeri 
alle pagine della raccolta 4o4, 4o5, 4o6, 407, 
4i5, 420, 421, 422, 4*5, 426, 427. 



$?. 

N.B. Il documento di recessione Checcìà 

e Pungileoni a Gazzetta N. 5i sabato 26 giugno 

1790, pag.406. 
(ao) Gazzetta urbana veneta N. 47 sabato 12 

giugno J 790, pag. 372. 

(a«j Gazzetta, urbana veneta N. 6* mercordi 

4 agosto 1790, pag. 489. 

Ecco i nomi de* presidenti rappresentanti 

la società del nuovo Teatro e di tutti quelli che 

concorsero alla sottoscrizione del convegno 3i 

luglio 1790. 

Girolamo Ascanio Giustiniari K. T presid. 

Alvise Mocenigo Primo K. r presidente 

Sebastian Zen aggiunto 

Mario Ambelicopulo presidente 

Angelo Maria Revedin agg. presid. cassier 

Giacomo Salarol presidente 

Pietro Bianchi q.m Antonio autore del 

modello segnato Z, affermo 

Tommaso Gallini Andriani fui mediatore 
Antonio Maria Soaziavv.ven. fui mediatore 
Salvador Marconi fui testimonio 
Gio. Domenico Fontaniva fui testimonio 

I Forensi che agirono per la Società 1 
Salvador Marconi 
Tommaso Gallini Andriani. 

E quelli per conto del Bianchi : 
Giovanni Domenico Fontaniva 
Giuseppe Marzolo. 



63 

Cominciavano già le satire ; vi fu chi con 
viglietto anonimo diretto al librajo dirti, ricer- 
ca l'inserimento nella Gazzetta di un Sonetto 
che cominciava : 

Un Teatro in Venezia xe da far ecc. 
ma forse che questo era troppo piccante,, poi* 
che Curti non volle per viste di prudenza pub- 
blicarlo, Gazzetta N, 9 sabato 3 o gennaro 1790, 
pag. 71. 

(1 1) Questo paragrafo è dettato dalla viva 
memoria che si conserva di codesta onoratissi- 
ma famiglia. Una figliuola del Solari, Maria, 
divenne moglie del reputatissirao architetto 
Francesco Dal Peder, che serviva l'Arsenale fi- 
no da'tempi della li epubblica. Da questo felice 
matrimonio nacque una figlia, Teresa, ed un fi- 
glio, Gio. Maria. Questi è onestissimo aggiunto 
ragionato di 2. a classe nella Marina ; quella 
maritata in certo Gelsomini chincagliere. 

Dopo la morte del Dal Peder la vedova 
Maria passò alle seconde nozze con certo Calvi 
ora fi837J impiegato presso TI. R. Ragionate- 
la Centrale. 

Vive tutt' ora un fratello della Maria So- 
lari Dal Peder Calvi, di nome Pietro, e trovasi 
in ristrette fortune. 

(a3) Esame ed approvazione dell'illustre ac- 
cademia Clementina di Bologna del progetto 
Teatrale del sig. Pietro Bianchi di Venezia. 
Inserito a pag. 93 dell' opuscolo in ottavo; 



64 

Esami e Pareri ecc., stampato a Bologna, e co- 
me alla nota (a4)- 

(24) Titolo dell'opuscolo : « Esami e parere 
« dei signori co: Simeone Stratico P. P. di 
» fisica nell' università di Padova,. R. D. Bene- 
9* detto Buratti C. R. S. e Francesco cav. Fon- 
» tanesi professore di pittura nella ducal acca- 
» demia di Regio, sopra i modelli G. V. T. Z. 
« prodotti per l'erezione del nuovo Teatro in 
» Venezia pubblicati da Pietro Eianehi puhbli- 
« co matematico, architetto, accademico Cle- 
$ì montino ed Udinese, e confutazione degli esa- 
a mi suddetti sopra il modello segnato Z, ap- 
u provato dalla cel. accademia Clementina di 
a Bologna, » in 8. con tavole in rame, contiene: 

1. La dedica al N. H. Andrea Memrao di 
Pietro Bianchi. 

2. Il programma 1. novembre 1789. 

3. Indice di tutti i progetti assoggettati 
all' esame per V eiezione del nuovo Teatro in 
Venezia. 

4. Esame e parere sopra disegni e modelli 
proposti alla nob. società del nuovo Teatro, Ve- 
nezia 1790, 10 maggio, del Buratti , Stratico e 
Fontanesi. 

5. Confutazione del sig. Pietro Bianchi 
autore del modello segnato lettera Z, agli illu- 
stri professori Buratti, Stratico e Fontanesi, ri- 
guardante le eccezioni da loro date al suddetto 
disegno e modello, 



65 

6. Esame ed approvazione dell'illustre ac- 
cademia Clementina di Bologna al progetto tea- 
trale del sig. Pietro Bianchi di Venezia, 3o no- 
vembre 1790. 

7 . Una tavola iu rame. 

Manca la Gazzetta in cui è fatta parola del 
deferito premio. 

(o.5J Filiasi Jacopo. « ricerche Storico- cri- 
» tiche sull' opportunità della laguna veneta 
sì pel commercio, sull'arti, e sulla Marina di 
* questo stato >;. Venezia Curti 1 8o3, pag. 193. 

^26) Il disfaccimento delle case cominciò in 
febbrajo circa 1 790 , poiché nella Gazzetta ur- 
bana veneta, N. ai, del i3 marzo 1790 pag. 
167, è detto che continuano i lavori di disfac- 
cimento per apparecchiar il fondo. 

Dalla Gazzetta N. 53, 3 luglio anno stesso 
1790 si rileva che dopo questo 3 luglio si lavo- 
rava alle escavazioni e fondamentazione, secon- 
do il modello del Selva sicché si deduce che il 
lavoro totale si estese da febbrajo a tutto de- 
cembre 1 790, mesi 11 

L 5 anno 1791 ia 

Da gennaio ad aprile 1 792 ... 4 

Totale mesi N. 27 

Apertura 16 maggio 1792 

Si ha per tradizione e per iscritto che 
la edificazione importò mesi . . . . iS 

Restano mesi N. g 
5 



56 

impiegati nelle demolizioni, asporti, decorazio- 
ni interne, apprestamenti, addobbi ed altro. 

(27) « I giuochi d'Agrigento — Dramma per 
*» musica del conte Alessandro Pepoli, da rap- 
« presentarsi nell' apertura del nuovo Teatro 
»> detto la Fenice. Venezia per la Fiera del- 
>f Y Ascenzione dalla stamperia Curti 1 793 , 
» presso il Foglierini ». 

Questo libretto è decorato di beila ediz. 
Ha per antiporta la facciata anteriore del nuo- 
vo Teatro, e quattro ritratti cioè quello del 
Paisiello, Brigida Banti, Gasparo Pacchierotti , 
e Giacomo David. 

Questo libretto medesimo è stato seguito 
da un secondo ed é : Due lettere sul dramma 
per musica, I giuochi d'Agrigento, la prima let- 
tera è scritta dal Pepoli all'ab Francesco Boaretti 
per chiedere la di lui opinione sul dramma , 
con l'altra Boaretti risponde, e manifesta la di 
lui piena approvazione, consigliando anche l'au- 
tore a non curar le censure scagliate al merito 
della di lui opera. 

(28) Che T architetto Selva abbia cambiata 
la curva pel nuovo Teatro con esenzialissima 
differenza dal primo suo disegno, ciò resta esu- 
berantemente dimostrato, confrontando la deli- 
neazione di essa, rimastaci nella tavola annessa 
al ricordato opuscolo. Esami e Parere, fatto 
stampare dal Bianchi. Ivi si rileva a colpo d'oc 
ckio quanto il prime tracciato dello Selva sia 



6 7 

inferiore a quello del Bianchi, ed anche alla 
curva posteriormente addottata ed eseguita dal 
Selva medesimo. 

Il modello in legno del bellissimo Teatro 
di Mestre, opera dell'architetto veneziano Ber- 
nardino Maccaruzzi, esisteva nel 1808,. e ri- 
mase per varii anni come deposito., in casa del- 
l'ingegnere Gio. Battista Givin Manocchi in 
Mestre, che poi lo riconsegnò al N. H. Filippo 
-Balbi della famiglia di Campo Rosolo proprie- 
tario, dal quale fu non ha guari ( 1 8 3 7^ vendu- 
to al nob. sig. conte Giacomo Giuseppe Albriz- 
zi, che ora lo possiede, e lo custodisce in sua 
casa in Venezia a san Paolo presso il traghetto 
detto della Madonetta. 

Fra le altre particolarità di questo Teatro, 
era rimarchevole quella di sua curva., della esat- 
ta armonia fra tutte le sue parti, ed altre:--! 
l'armonìa in quanto riguarda l'acustica ; singo- 
lare lo rendeva inoltre l'ingegnoso meccanismo 
per cui, quasi a colpo d'occhio, si faceva di- 
scendere il palco scenico fino a livello del suo- 
lo della platea, con che ottenevasi una stupen- 
da e vastissima sala in occasione di cavalchine, 

L'apertura ebbe luogo in autunno 1778 
col dramma serio Scipione, musica di Giu- 
seppe Sarti Faentino : esisteva prezzo il piaz- 
zale detto delle Barche internamente, verso 
mezzogiorno, cioè a destra del canale Fossa 
Gradeniga : non fu mai dipinto. 



68 

Di questa bellissima opera, non rimane che 
l'atrio e le sale superiori, perchè tutto il restan- 
te verso il 1816, il proprietario Balbi vendet- 
te a de' capi maestri di Mestre., che ne fecero 
demolizione. 

Il Maccaruzzi fece anche i disegni per la 
attuale chiesa di san Lorenzodi Mestre, comin- 
ciata Tanno 1780, ne rimane ancora in quel- 
l'archivio un profilo autentico. Notizia avuta 
con lettera 5 marzo 1837 dall'ingegnere Ago- 
stino Manocchi del fa Gio. Battista di Mestre. 
iag) Nel sipario originale del Gonzaga il tem- 
pio era alla sinistra della scena, cioè per usare 
del vocabolo teatrale era dalla parte della se- 
conda donna. La prima volta in cui venne ri- 
dipinto si volle inversare il disegno, ed il tem- 
pio medesimo compariva alla destra della scena; 
finalmente nella seconda rinovazione, si calò 
Torme dell'originale, e ricomparve il sipario 
rome lo era nel 1 792 vale a dire col tempio 
alla sinistra, nel quale stato soggiacque all'in- 
cendio nella notte i3 dicembre 1 836. 

Che Pietro Gonzaga fosse Bellunese ne 
garantisce una nota a pag. 49 del libro Notizie 
1 storiche della città di Belluno e sua Provincia 
di monsignor Lucio Doglioni. Belluno 1816. 

Gonzaga dipinse ne' Teatri di Milano, di 
Genova e nel 1 782 in Roma nel Teatro Alber- 
ti Nel 1816 troya vasi agli stipendj della corte 
di Russia. 



6 9 
(3o) Gazzetta urbana veneta N. 9 sabato 3o 
gennaro 1790. pag. 71. Vedi nota 19. 

Alessandro Zanchi registrante criminale, 
u .°™° cIi srau ? euio > e cu esperienza nelle cose 
di Teatro, crede che l'autore del Sonetto di 
cui si parla in questo paragrafo sia appunto 
Gìo. Battista Bada. 

(3i) Che quest'ultima satira sia veramente 
di Alessandro Zanchi. lo ha assicurato egli stes- 
so confidandolo a chi detta queste memorie la 
mattina di domenica 19 febbrajo 1 807- mentre 
se ne stava in propria casa obbligato al letto 
per una contusione, o forse frattura al femore 
destro, di che non seppero ben pronunciare e 
decidersi li due professori in proposito consultati. 
Autorizzò pure a dir ciò, a scriverlo, ed an- 
che a stamparlo se abbisognasse, quasi sentendo 
compiacenza di aver egli combinato una satira 
che allora piacque generalmente. 

(Sa) Il Teatro di Trieste venne aperto la se- 
ra del 21 aprile i8ai, con l'opera Ginevra di 
Scozia, musica del Mayer. Vedi Brodman; Me- 
morie politiche economiche della città e territo- 
rio di Trieste ec. Venezia 1831, pag. 97, e Be- 
vilacqua : Descrizione della fedelissima regia 
città e Porto Franco di Trieste. Venezia 1820, 
pag. 45. Vedi anche l'opuscolo di Antonio Sel- 
va, pubblicato con le notizie della vita di lui, 
da Bartolomeo Gamba. Venezia 1819. Alvise- 
poli pag. 8. 



(33) Vaglio. 

(34.) » Piano economico proposto alla socie- 
» tà de' pmprietarii del Teatro di san Fantino 
» dal co. Giuseppe Giacomo Albrizzi membro 
» della predetta società » . Venezia Palese , 
1800, opuscolo in 8. di pag. fò. 

(35 ) La Regata di Venezia commedia in cin- 
que atti in dialetto veneziano del sig. Alessan- 
dro Zancbi, rappresentata in Venezia nel Tea- 
tro Vendramin dalla compagnia Marchioni, e 
nel Teatro della Fenice onorata dalla presenza 
di S. M. r Imperatore Francesco Primo, del- 
l'Augusta di lui moglie, di S. Uff. V Imperatore 
delle Russie, di S. M. il Re di Napoli ec. Ve- 
nezia Molinari i8a5, in 8. 

Vedi in questa i cenni che servono di pre- 
fazione. 

La Regata, commedia dello Zanchi, è ori- 
ginalmente di cinque atti., e con tale disposizio- 
ne venne sempre rappresentata tanto dalla co- 
mica compagnia Marchioni nel carnovale 1822 
per 18 consecutive recite sul Teatro Vendra- 
min a san Luca, quanto posteriormente dall'al- 
tra truppa Morelli, che potè ottenere 1 scenarj 
usati in Teatro la Fenice nel dicembre 1822. 

Nell'occasione però in cui alla rappresen- 
tazione di essa intervennero gli Augusti Monar- 
chi, di che si è fatta parola in questo articolo, 
ebbe l'autore Zanchi a ridurla in soli due atti, 
con recidere le scene accessorie, e gli episodj 



- I 
secondar], conservando però la integrità del 
fatto, e l'esenzial dell'azione. Così ridotta fu 
dall'autore umiliata in ni. s.„ a S. M. l'Impe- 
ratore d'Austria in Teatro la sera stessa della 
rappresentazione. 

Notisi che nella compagnia Goldoni era 
prima attrice la Ristori vedova Bellotto, e quel 
Francesco Augusto Bon veneziano che in segui- 
to tanto si distinse., e come attore, e come au- 
tor comico, il quale allora sosteneva le parti 
brillanti, e divenne poscia marito della Ristori 
medesima. 

(36) La Congregazione Municipale della re- 
gia città di Venezia, soccorre la società della 
Fenice con V annuo assegno di austriache 
L. 8o5;4 : 7i ; questa somma però molte volte 
viene anticipata dalla Cassa Regia per conces- 
sione Governiate, tutte quelle volte cioè che il 
Municipio medesimo non si trova in possibilità 
di supplirla al tempo stabilito. Qualche anno 
l'assegno è più generoso, massime ne' casi estra- 
ordinarj, e di singolari avvenimenti ; appunto 
nell'anno presente i838, per le venti recite co- 
minciate col giorno 4 ottobre, oltre il solito 
sussidio di austriache L. So574-' 7 »j> si diedero 
altre austriache L. 28000:-- cioè L. 20000:' — 
per l'opera e L. 8000: — perchè vi si aggiunga 
un ballo; onde festeggiare la presenza in Vene- 
zia delle loro Maestà Imperiali e Reali Ferdi- 
nando Primo, e Maria-Anna adorati Sovrani. 



7 2 

(3?) » Il Bello Armonico Teatrale. Opuscolo 
s» all'apertura del nuovo Teatro in Venezia nel 
» 1792 «.Venezia 1792, Cordella, di pag. n5, 
in 8. 

L'anno avanti certo della Lena pubblicò 
una Dissertazione ragionata sul Teatro Moder- 
no. Venezia 1791, e vide la luce nell'anno 
stesso altro opuscolo col titolo: Lettera d'un 
Filarmonico ossia paralello tra la Todi e Mar- 
chesi 1791. 

Questi due scritti ebbero vita forse in cau- 
sa all'entusiasmo, al desiderio, alla tema, in cui 
fluttuavano le varie opinioni riguardo al Tea- 
tro che si stava edificando. 

(38) Michele o Michellino dall'Agata abita- 
va il caseggiato in campo a santa Maria Zobe- 
nigo presso il traghetto a destra sul canale, 
marcato con li civici N. 2626-2627, e fu in 
questo ove ebbe luogo la di lui morte. 

(39) Magnifico, e straordinariamente ricco e 
brillante è stato lo spettacolo dato in questo 
Teatro la sera del martedì primo dicembre 
1807, quando con splendido corteggio inter- 
venne Napoleone Bonaparte allora Imp. e Re, 
con Eugenio Vice Re e Principe di Venezia. 
Il Re di Napoli,, i Sovrani ed i Principi di Ba- 
viera. La Principessa di Lucca, il gran Duca di 
Berg, ed il Principe di Neuchatel. In tale in- 
contro si è ridotta ad uso Sovrano con disegno 
dell'architetto Selva una loggia centrale occu- 



paudo tre palchetti del primo ordine, e tre del 
secondo, e vennero distese due scale, che da 
questo, radendo la curva teatrale, giungevano 
alla platea.- l'addobbo., la illuminazione, la 
splendidezza de' rinfreschi giunsero alla profu- 
sione : tutte le loggie del primo ordine erano 
aperte ai Dignitari, ai personaggi di corte, 
infine il restante degli spettatori. I cavalie- 
ri, le dame, la veneta nobiltà, sfaraeggiarono 
di gemme d'oro, e di ciò tutto che il lusso ha 
di più ricercato. 

Si espose sulla scena una cantata la cui poe- 
sia e musica erano del conte Lauro Corniani 
degli Algarotti, col titolo :« Il Giudizio di Gio- 
" ve cantata nel faustissimo arrivo di S. M. Na« 
» poleone il Grande Imperatore de* Francesi e 
« Re dltalia. » in Venezia stampata dal Riz- 
zi in 4- 

Dopo lo spettacolo, al quale Napoleone si 
presentò in abito di costume, discese egli col 
seguito nella platea, quindi si condusse sulla 
scena, ove giungeasi a mezzo di ampia gradina- 
ta ; fatto cosi il giro del Teatro framezzo agli 
evviva di tutti, rientrò alla sua loggia da dove 
poscia si è ritirato. 

E di questo spettacolo e delle feste e so- 
lennità eseguite in Venezia durante il soggior- 
no di quel dominatore, che fu della domenica 
29 novembre, al martedì 8 dicembre 1807. ne 
scrisse il cav. Jacopo Morelli bibliotecario' del- 



? 4 

la Marciana, in un opuscolo in 4 con tavole in 
rame che ha per titolo : » Descrizione delle fe- 
ìì ste celebrate in Venezia per la venuta di S IVI. 
» Imp. e Reale Napoleone il massimo Impera. 
» tore de' Francesi,, Re d'Italia, protettore del- 
a la Confederazione del Reno,, data al pubbli- 
» co dal cav. ab. Morelli regio bibliotecario ». 
Venezia Picotti 1807. 

Inoltre dalla calcografia dello stesso Picot- 
ti Giuseppe, sortì in allora una tavola, rappre- 
sentante la veduta prospettica del canal Gran- 
de di Venezia presso la chiesa della Croce, con 
l'erettovi arco trionfale, e l'ingresso dc\Y Impe- 
ratore e Re Napoleone I. nel giorno 29 novem- 
bre 7807. 

C4oJ Aveasi idea di costruire nel susseguen- 
te anno 1837, un secondo eguale apparato di 
IVIeissner, dall'altra parte del palco scenico; al- 
cuno anche ebbe ad asserire che airepoca del- 
l'esperimento, e dell'incendio, la costruzione 
del primo forno, di cui si parla, non fosse in- 
tieramente finita ! ! ! 

I replicati tentativi per aver la illumina- 
zione del Teatro a gas costarono da circa fran- 
chi 14790* 

(4^ Tanto confortanti risultamene, oltre 
alla naturale pietà, e costumatezza de- venezia- 
ni sono dovuti alle mirabili cure., ed alla vigi- 
lanza delle superiori Autorità. 

(42) La prima nuova dell'incendio ebbe il 



7 ° 

pubblico dalla Gazzella venata privilegiata 
N. 280 del martedì 1 3 dicembre 1 836., il gior- 
no stesso dell'avvenimento. 

La stessa Gazzetta nel X. 282 del susse- 
guente giovedì 1 5,. inserì la descrizione detta- 
gliata del fatto col garbo di cui sono magistral- 
mente condili gli articoli dettati dal compila- 
tore dottor Tommaso Locatelli. 

Anche il foglio Gondoliere al N. 101 sa- 
bato 17 dicembre i836. uè diede l'annunzio 
con apposito articolo. 

(43) Vedi Gazzetta privilegiata di Venezia 
N. 27 venerdì 3 febbraro 1837. Dall'Appendice 
di questa si rileva che la seduta ebbe luogo la 
domenica 29 gennaro antecedente. Che la ra- 
dunanza era composta di N. 107 Socii. Che a 
pluralità di voci venne presa la riedificazione 
del Teatro salii disegni dati dall'ingegnere Tom- 
maso 3Icduna dietro le antiche traccie rettifi- 
cate in parte dalla commissione air ornato., e 
dalli membri primarj dell' imp. regia accade- 
mia veneta di Belle Arti. Che questi commis- 
sionati all'esame de' disegni erano : 

Il co: Giuseppe Boldù podestà di Venezia 
Psob. Antonio Diedo f.f. di presidente del- 
l' accademia 

Lorenzo Santi agg. all'I. R. direzione del- 
le pubbliche Costruzioni perle Provin. venete 
Marco Bertolo ingegnere aggiunto all'in- 
gegnere in capo 



7 fi 

Francesco ì.azzari professore d'architet- 
tura ncli' imp. regia accademia 

Giuseppe Borsate- professore d'ornato nel- 
La stessa imp. regia accademia 

Bagnara pittore prospettico \ 
ed ornatista f socii 

Santi pittore figurista ed or- ì accademici 
natista. * 

Si rileva altresì che il Teatro la Fenice 
era garantito dalla società assicuratrice di Mi- 
lano e dall'Ausi ro-Italica di Trieste e Venezia, 
per la somma di austr. L. 3oo,ooo pari a fran- 
chi 261.000 liquidata in austr. L. 240^000 pari 
a franchi 208..800 causa la fatta deduzione dei 
materiali rimasti utilizzabili dopo l'incendio. 

Riportata la superiore sanzione alli dise- 
gni rettificati,, ed alli fogli di perizia, che fu- 
manti ancora le rovine aveasi ordinata al sul- 
lodato ingegnere Meduna, la società, nel gior- 
no di lunedi i3 febbrajo 1807., chiamati i pri- 
marj artieri della città divenne ad un'asta pri- 
vata proponendo per le sole opere e pe' mate- 
riali di muratori, tagliapietra, fabbro ferrajo., 
falegname da grosso e vetrajo, occorrenti alla 
riedificazione del Teatro, la somma complessi- 
va di austriache L. 21 9961 : 35 pari ad italiane 
L. 191 36G : 37 ma la entità delia sommaci mez- 
zi proposti al pagamento, la celerità con cui si 
doveva eseguire il gran manufatto., fecero riti- 



rare la maggior parte dei concorrenti, ed i soli 
Gaspare Biondetti, e Sante Meneghini, unendo 
mezzi e coraggio, previe alcune modificazioni 
ottenute pe' grossi legnami; assunsero l'impresa 
col contratto i5 febbrajo i83;. per austriache 
L. 2 1 n6oo : — pari ad italiane'L. • 84962 : *— 
i Conteinporaneamante Tennero messi in 

attività i lavori., giacché per tenor del contrat- 
to dovevano esser spinti con tan f a efficacia, 
da concedere agli altri artieri i loro esercizi 
entro il susseguente mese di agosto, al quale 
obbligo si è dagli imprenditori con ogni esat- 
tezza obbedito. 

(4.4) E chiaro conoscere che qui s'intende 
parlare sul complesso della sola facciata ter- 
restre. 

(45) La presidenza del Teatro la Fenice è 
composta di tre individui, col rispettivo titolo 
di presidente agli spettacoli; presidente all'eco- 
nomia, e presidente cassiere; il carico loro dura 
tre anni, ma possono essere rieletti e confer- 
mati. — Ve un direttore governativo, nomina- 
to da speciale decreto presidiale., d'anno in an- 
no,, e per lo più a' primi di dicembre., cioè al 
momento che sta per attivarsi lo spettacolo pel 
carnevale: ordinariamente viene a tale eletto 
uno de' tre presidenti in carica, cadauno dei 
quali 3 nelle sedute e nelle convocazioni riferi- 
sce i propri argomenti. — Il direttore gover- 
pativo ha la polizia interna teatrale; e special- 



7 8 

mente quella della scena, ha la sopra veglianza 
presidiale, dipende dal presidio governiate, so- 
lo nel ramo politico interno, cioè sopraveglian- 
za agli spettacoli., intelligenza con V imp. regia 
direzione generale di Polizia ec. ec.jin questa 
sua qualità non è già un referente, bensì., se 
presidente, riferisce come tale nel suo riparto 
al pari degli altri presidenti. 

Li presidenti nell'anno 1 836 erano : 
Il sig. Giuseppe Berti agli spettacoli 
Il sig. Giacomo Francesco conte Bcnzou 
all'economia 

Il sig. Filippo Trois cassiere. 



V eh il bel caso ! Nell'avviso premes- 
so a questa storiella , stampai schietto 
e chiaro che a mia richiesta l'estensore 
di essa avrebbe aggiunte le notizie in- 
torno la riedificazione del Teatro la Fe- 
nice. Egli ha gentilmente adempiuto, in 
tempo, al suo impegno, ma riè venuto 
uri Appendice quasi tanto voluminosa, 
quanto la prima parte. — Cosa fare ? 
dissi tra me e me: — stamparla ? — 
V Almanacco s' ingrossa il doppio del 
solito, non e affar buono rie per me rie 
per que' gentili che mi favoriscono! dun- 
que ? — dunque. . . è meglio riservar- 
la per l'anno venturo \§\o, in cui, se 
la scapolo, mi propongo pubblicare que- 
st' Almanacco col medesimo titolo. Pen- 
so invece arricchire il libretto presente, 
col ritratto di quattro distinti virtuosi 
che su queste scene ottennero sempre 
ammirazione ed applausi. 

h EDITORE 



TIP. IRIDB PlCOTri 



BIEDIFICAZIONE 



TEATRO la FENICE 



A QUELLI 
CHE VOGLIONO LEGGERE. 



<®GS&. 



l\on so se le signorie loro gentilis- 
sime abbiano letta la prefazione che ho 
posta all' Almanacco il teatro della pe- 
nice da me pubblicato per V anno i83g, 
ne il dubbio è forse serica qualche ra- 
gione, poiché ordinariamente le prefazio- 
ni non hanno f onore et esser lette , e 
molto meno poi quelle degli almanacchi, 
ond'è che molti editori vi scrivono in ci- 
ma, a quelli che vogliono leggere., così, 
per un certo tal quale amor proprio, ed 
in qualche modo per prevenire il pub- 
blico , sen%a disgustarlo , che già sono 
rassegnati di aver gettato il tempo in- 
torno una fatica che sarà trascurata 3 
cerne cosa affatto inutile : — pure la 



non va a questo modo, che an$, quasi 
sempre , nelle prefazioni , dirò come si 
costumava dire cento cinquantanni fa, 
si trova t uscio dell' opera , la sinfo- 
nia della composizione , il filo della ma- 
tassa, si viene a conoscere lo scopo pre- 
fissosi dall' autore, si forma subito un 
concetto, un opinione del libro , e così 
V animo e la mente si apparecchiano a 
ricevere piuttosto t una che l'altra im- 
pressione , quando si vada avanti nella 
lettura. — 

E noi libra] possiamo assicurarlo con 
sentenza di cattedra, perchè la condi- 
toti del mestiere ci lascia appena tem- 
po per iscorrere le prefazioni , e rare 
volte per leggere, alla meglio, qualche 
opera, perciò, in loro, signori, che^ leg- 
gono le opere nel nucleo., il sapere è va- 
sto, dettagliato, profondo, estesissimo, 
e noi invece (che i Manuzi td i Pinelli 
son morti), abbiamo un sapere diverso , 
un sapere superficiale, per estratto, un 
sapere in compendio, un'idea, un abre- 
gé., un trassunto di sapere, eh' è quanto 
a dire, un sapere a naso., un sapere alla 
modaj pure il giudizio nostro sul meri- 






5 
fo delle fatiche letterarie è quasi sem- 
pre esatto , poiché assicuriamo le deci- 
sioni sopra due gran dati, la prefazione 
cioè 3 e lo smercio più o meno copioso 
che facciamo delle opere stesse , e que- 
st'ultimo dato è il barometro cui pre- 
stiamo maggior fede. — 

Tornando al proposito , se dunque 
non avessero letta la prefazione, che ho 
nominata qui sopra, e neppure il po- 
scritto all'almanacco medesimo pel 1839, 
dirò che con la prima prometteva dare 
anche le notizie intorno la riedificazione 
del ridetto Teatro della Fenice, scritte 
da quella medesima figura che dettata 
aveane la memoria storica , e col po- 
scritto soggiungeva di riservare lapub» 
blicaxjone di essa appendice, che riuscì 
troppo voluminosa, per Tanno 1840 in 
cui mi proposi dar t almanacco col tì- 
tolo stesso: eccoci al caso : questa, che 
ora presento, e per così dire la seconda 
parte dell'opera, e quando vogliasi unir 
quest'almanacco 1840, aWaltropel 1809, 
del quale pur troppo ne tengo varj 
esemplari invenduti, cattivo segno del 
mio barometro a si avrà la storia del 



Teatro la Fenice, da quando si e co- 
minciato a variarne fino all'anno i838: 
c J èpoi infine un foglio di rettifiche, di 
correzioni, di aggiunte, che con buo- 
na pace dell' autore , è forse l inchio- 
stro da lui meno male impiegato di tut- 
to il resto. — 

Raccomando questa piccola impresa, 
per la buona mia volontà , al cortese 
animo loro : /acciailo che la distribuzio- 
ne della seconda parte sia più nume- 
rosa che non è stato lo smercio della pri- 
ma j che se il 1809 mi ha dato uno scar- 
so raccolto, siami più abbondevole tan- 
no iS^qj mi trattino con la solita bon- 
tà, m'accordino compatimento, e le ri- 
guarderò come miei protettori , come 
mecenati, anzi quali auspici e nurn^ .... 
intendiamoci bene .... non vorrei già di 
quenumi che vegliavano alla sorte di 
un povero vate , il quale confortavasi 
cantando. — 

Se un nume mi dà un calcio nelle rene, 
Un altro con un pugno mi sostiene! 

andiamo bel bello, e grazie — - 



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RIEDIFICAZIONE 

DEL 

TEATRO LA FENICE 

nell'anno 1807. 



Il patrio interessamento, la solerzia 
dell'iutiera società proprietaria, l'efficace 
influenza dell' Irap. Regio Governo , il 
profondo sapere di dottissimi professori, 
la perizia di abili ingegneri e l'intelli- 
gente cooperazione di provetti artisti, que- 
sto nesso di volontà, questo complesso di 
determinazioni, questa uniformità di pa- 
reri e di voti, ebbero il più ridente ef- 
fetto, ed il Teatro della Fenice si è rial- 
zato dalle sue ceneri con tanta rapidità, 
con sì cospicua appariscenza , per cui , 
non ancora cessava il compianto della 
perdita, che appariva sul volto de'citta- 
dini il sorriso della compiacenza, il palpi- 
to della sorpresa a così grata ricomparsa, 
a tanto cara ventura (1). 



8 

Alla nota N. 45, pagina ;5 deìla Me- 
moria , si è motivato in che concretayansi 
le disposizioni della società, ed a quali pra- 
tiche aveasi dato corso per divenire alla 
contemplata riedificazione del Teatro : si è 
pur anco detto che il preventivo della spe- 
>a, per quello risguardale sole opere ed il 
materiale di muratore, di scalpellino, di 
fabbro ferraio, di falegname, di vetraio 
e di terrazzalo, proclamavasi in austriache 
lire 219961,55 : che ne assunsero la im- 
presa, previe alcune modificazioni, Gaspa- 
re Biondetti e Sante Meneghini, per au- 
striache lire 212,600; e che, contempora- 
neamente alla celebrazione del contralto, 
nel giorno 1 5 febbraio 1 85;, trovandosi già 
eseguito lo sgombro delle rovine, vennero 
intrapresi i travagli , e spinti con tanta 
operosità ed energìa, che videro il loro 
termine all'epoca precisata, cioè alla metà 
circa dal susseguente mese di agosto. 

Appena principiava il fervor ne ? lavo- 
ri, che l'attenzione de'saggi ebbe a. rivol- 
gersi ad alcuni articoli inseriti ne'pubbh- 
ci fogli, in quanto scorgevasi lodevole e 
plausibile l'intenzione ed il fine di quelle 
scritture. Fu tra primi un anonimo che nel 



9 
Vaglio N. 7 del 1 8 febbraio, presentava 
un lungo scritto col titolo architettura 
de teatri, in cui sembra esser principale 
assunto del savissimo autore il consigliare 
che i teatri venghino costruiti di muro, 
ed a volta, anziché di legnami, per quan- 
to cioè la situazione e P uso delle parti 
loro il comportino, e non ne abbia per- 
ciò a perdere o a soffrire l'acustico ef- 
fetto: alcuni avvedimenti, che al discorso 
v'innesta, fanno piacere ch'egli, di que- 
st'argomento trattando, sia entrato in una 
provincia, quale propriamente dice non 
esser sua (2). 

Ma avanti ancora il chiarissimo Pietro 
Chevalier, scrittore elegante e vivace, ci 
ha regalati d'un suo opuscolo, con la da- 
ta 14 gennaio, inserito a brani nel foglio 
Gondoliere, e riprodotto nel 01 marzo, col 
fìome : Brevi cenni intorno il Teatro la 
Fenice. Questa interessante operetta, de- 
dicata al conte Benedetto Valmarana, è 
gemma, sia pel senno con cui è dettata, 
sia per alcune avvertenze che sole basta- 
no a dimostrare quanto P autore ben veg- 
ga nell'arte somma di edificare, e quanto 
conosca i vasti e moltiplici rapporti che 



alle altre arti sorelle la unisce. Tocca egli 
con quel suo brio, e con intelligenza i 
molti partiti e ripieghi che poi vennero 
in massima parte svolti e perfetti dal va- 
loroso ingegnere Tommaso Meduna, e dal 
fratello di lui Gio. Battista in quella stu- 
penda riedificazione,, ed innalza sinceri 
voti perchè l'opera del nuovo Teatro ven- 
ga condotta senza essenzialmente divergere 
dalle massime cardinali, dai primi trac- 
ciati del benemerito Gio. Antonio Selva , 
cui tributa meritata lode, ben a dritto osser- 
vando che i supposti difetti del vecchio 
Teatro la Fenice erano quasi un invito al- 
fe dimostrazione della potenza dell'arte 
nel vincere le spinosissime difficoltà locali. 
Frattanto, chi fermato avea suo propo- 
sto coutkmava i travagli con ogni attuo- 
sità , ed era maraviglia il vedere quale 
armonìa, qual gara di confidenza passava 
tra quelli cui era affidato il governo dei 
lavori, e gli altri incornbenzati della ese- 
cuzion loro. E questo il frutto che a van- 
taggio dell'opere sempre si ottiene* allor- 
quando la dignità delle teoretiche disci- 
pline, per saggia moderazione, e per ne- 
cessaria prudenza, condotto accorgimento, 



II 

non isdegna associare agli invariabili 
principii della scienza, i modesti sugge- 
rimenti della pratica ed i precisi consigli 
di una ben fondata esperienza. — In bre- 
ve i lavori di edificazione diedero luogo 
a quelli di decorazione, e questi a chi 
operar doveva gli interni apprestamenti, 
in guisa che , nel corto periodo di non 
compiuti otto mesi , tutto ebbe termine, 
con le prestazioni di soli artefici Vene- 
ziani ,' e con la rilevante spesa di oltre 
mezzo milione di lire austriache, soste- 
nuta da persone private. Tosto i coreo- 
grafi , con le pazientemente inquiete lor 
ciurme , ed i virtuosi di musica col co- 
dazzo de' coristi, con l'attiraglio di tante 
strane appendici, trovarono, su quelle 
nuove scene, pronto il campo ad eserci- 
tare garretti ed ugule in cerca di acqui- 
star fama e dinaro con solleticare gli oc- 
chi e con blandire le orecchie alla mol- 
titudine. Il nostro Tommaso dottor Loca- 
telli primo ce ne ha dato l'annunzio nel 
Mercordi i3 dicembre 1807, compleanno 
dell'incendio, in una di quelle sue gu- 
stose appeudici, che sogliono infiorare la 
Gazzetta privilegiata di Venezia (5). 



io 

Il Giorno di santo Stefano, Martedì 26 
dicembre 1807, s * aprì il riedificato Tea- 
tro, con l'opera Rosmunda in Ravenna, 
parole di certa Luisa Amalia Paladini, 
musica del maestro Giuseppe Lillo, e col 
ballo, // inatto delle venete donzelle, com- 
posto e diretto dal coreografo Antonio 
Cortesi. Ma se festosi e pienissimi applau- 
si riscossero dal pubblico, giusto ed in- 
telligente, tanto gl'ingegneri, come i de- 
coratori, ed anco gli artieri, per la no- 
biltà, per la magnificenza e per i saggi 
parliti combinati in quell'incantevole Eli- 
so, il gaudio ond* era traboccante l'animo 
degli spettatori per la presenza delle loro 
Altezze imperiali e reali il Serenissimo 
Arciduca, Principe Viceré, e la eccelsa 
sua sposa, fece che in quel primo esperi- 
mento, reiterati applausi s'ebbe anco l'o- 
pera, più pel valore degli attori, che per 
assoluto merito della musica, fra le cui 
note però alcuni pezzi emersero con buo- 
na fortuna. Non così fu del ballo , che 
cadde invece per completo naufragio , né 
a salvarlo da tanta sventura, od a meno- 
mare il disastro, valse il patrio argomen- 
to, la solennità della circostanza, la ga- 



i3 
iezza degli astanti: quelle povere donzel- 
le, dopo tanti secoli , non furono più for- 
tunate di quello il fossero nel secolo de- 
cimo, anzi avvenne loro assai peggio , 
che questa volta tutte perirono assieme a 
quei rapitori ; cadde infine quella rea 
azione,, quella ribalderia de corsari) come 
esprime il bravissimo Locatelli , e cadde 
con clamorosa rovina, senza speranza alcu- 
na di più mai comparire su queste scene. 

Ed in vero l'entusiasmo del pubblico, 
riguardo al nuovo Teatro, e gli encomii 
profusi alla splendidezza della benemerita 
presidenza, erano mossi da giustissime 
cause. I tanti miglioramenti introdotti in 
questa riedificazione, i ripieghi, le anti- 
veggenze, i presidii adoprati anche per 
sicurezza dell'edilìzio, gli adattamenti di 
comodo, di eleganza e di lusso, ciò tutto 
riscosse l'universale ammirazione, e sem- 
bra non dover tornare discaro agli amatori 
di nostre cose, se qui vuoi farsi memoria 
delle operate industrie. 

L'ambulacro o galleria in piano terreno 
vedesi intieramente sgombrato, appunto, 
come in origine, avealo eseguito l'archi- 
tetto Selva, onde aver libera la sortita dal 



i4 

lato del ponte che mette verso il campo 
di Santa Maria del Giglio, o Zobenigo. 

I vani delle scale vennero aperti e resi 
visibili dall'alto al basso in rampe con- 
tinuate fino all'ambulacro terreno, sepa- 
rate dagli anditi., e ridotte colla massima 
appariscenza e comodità: intorno al quale 
miglioramento è stato osservato , da chi 
vuol su tutto parlare, che se il Selva , la 
cui somma abilità e la industria spicca- 
vano singolarmente nel metter ad utile 
gli spazii, trascurava tanto nobile partito, 
ciò deve ascriversi, non alla mancanza in 
lui di così nobile idea, ma piuttosto alla 
necessità in cui trovavasi, causa la gara 
del concorso, di tener bassa la dimostra- 
zione delle spese, per 1' utilità che volea- 
si contemplare nel complesso dell'intiero 
progetto. 

Conservata rigorosamente la bella cur- 
va del Selva , gli stanti od assiti, che di- 
vidono i palchetti in contorno della sala 
teatrale, furono posti metri 0,20 in riti- 
rata dal vivo de'parapetti, cioè alquanto 
neir interno de'parapetti stessi, ed in di- 
rezione de'raggi della curva, appunto co- 
me vedesi usato ne'principali teatri mo- 



ì5 

demi : (juesta disposizione venne però cam- 
biata riguardo i prosceni ove, e stanti e 
parapetti marcano una linea continuata 
dietro la curva, che si è alquanto distesa 
ad oggetto d' ingrandire V apertura dei 
boccascena. 

Il primo ed il secondo ordine ( seconda 
e terza fila ) furono resi transitabili e co- 
municanti tra l'un capo e l'altro, me- 
diante un sufficiente ambulacro, essendosi 
dair autorità superiore accordato il pas- 
saggio pe'locali retro la loggia imperiale 
e reale. 

Fu aperta una nuova porta al Parter- 
re, in perfetta corrispondenza all'altra 
esistente, che serve a principale ingres- 
so, ed è fuori della medietà della sala. 
Questo opportunissimo adattamento, che 
combina comodo ed euritmia, erasi già 
ideato e suggerito dall' esimio Selva, fin 
da quando, nell'anno 1807, ebbe la in- 
cumbenza di costruire la loggia imperia* 
le. — Si è di molto facilitata la sortita 
dalla sala medesima con l'apertura di due 
porte vicino all' orchestra. ■ — 1/ ingresso 
al palco scenico fu reso immediato dalla 
parte degli anditi del pepiano. 



i6 

Il palco scenico si è ridotto capace e 
servibile a maggiori spettacoli, tanto con 
T ampliazione dell' apertura visuale, come 
per gli avvedimenti adoprati a procurare 
il miglior comodo de' meccanismi per le 
scene, nella parte superiore presso la 
impalcatura del tetto. Inoltre il miglior 
riparto di stanze pe' virtuosi , e 1* ag- 
giunta di nuovi locali pel macchinista, 
diedero a questo palco la possibile esten* 



sione. 



Il coperto, o soffitto della sala teatra- 
le, che prima era piano, ora è dolcemente 
incurvato, con questo di più ch'egli ha 
sua particolare impalcatura, affatto indi- 
pendente da quella del tetto, e la vòlta 
del proscenio si è impostata all' alto, an- 
ziché a' piedi del davansale del quarto 
ordine o fila quinta. 

Alle aperture o ventilatori, che soleansi 
lasciar nel soffitto della sala teatrale, cui 
qui spesso impropriamente si dà ancor il 
nome di Platea, vennero sostituiti venti- 
tré sfiatatoi di convenienti misure, com- 
binati alla base della vòlta, cioè superior- 
mente alla cornice, cui è impostata la 
vòlta medesima, 






... l 7 

A questi essenziali miglioramenti altri ne 
audarono dietro die chiamar si potrebbe- 
ro secondarli e di dettaglio. Tacendo di 
essi, basterà rammentare che alle solite 
staffe costruite nel palco scenico, vennero 
sostituiti alcuni fornelli calefacienti, ordi- 
nati secondo 1 moderni sistemi, i quali dal 
piano terreno, ove sono collocati, diffon- 
dono il calore ed in scena ed a tutto il 
Teatro a mezzo di tubi inseriti nelle mu- 
raglie. Si volle altresì che ad allontana- 
re, ed a prevenire ogni sinistro, i serba- 
toi dell'acqua, collocati all'alto delle due 
torncelle laterali al palcoscenico, fossero 
di mollo ingranditi, avessero estese dira- 
mazioni e, per via di tubi metallici, ot- 
tener si potesse facili scaturigini, a diver- 
se altezze, così nello stesso palco scenico, 
come ne* corridoi, ne' palchetti, e perfino 
nelle ritirate ove gli sgorghi mantener pos- 
sono la necessaria polizia. 

L'uomo d'arte amerebbe molto a lun- 
go intrattenersi sopra altri argomenti che 
riferiscono al modo con cui venne con- 
dotta a termine questa grande riediaea- 
zione. Mirabile opera fu Ja così detta ar- 
matura centrale, eseguita dall'abilissimo 
2 



i8 ; 

Gaspare Biondetti con somma intelligenza 
e bravura. — La ossatura del tetto, sem- 
plicissima ed ingegnosa, offre nel suo con- 
testo tali avvertenze e presidii tanto ben 
consigliati, per cui ottenne la piena ap- 
provazione degli intelligenti, che vi fece- 
ro sopra loro studii ed esami. 

E tornando a' spettacoli, soggiungere è 
d' uopo, che la naturale tendenza di an- 
dar in cerca di meglio, fece comparire 
su quelle scene, nella sera 6 gennaio i838, 
1" opera i Puritani, in cui cantò la ben 
nota Eugenia Tadolini. Quest'attrice si è 
distinta; si distinsero anche gli altri can- 
tanti, ma il pubblico, che accrebbe suo 
favore a vantaggio della Rosmunda, non 
trovavasi a suo buon agio, non era con- 
tento; ne il fu pure all'altra opera Ma- 
ria di Ruden^ e così passando il tempo tra 
il silenzio ed il solletico di un grazioso bal- 
letto, la Silfide, si venne a rappresentare 
la Parisina, nel i5 febbraio, la quale 
opera, del maestro Donizetli, piacque di 
molto, e si è rallegrato il Teatro. Ma di 
questi e degli altri spettacoli, che si soa 
succeduti fino a quaresima bene innoltra- 
ta, non è nostro proposito parlare, che i 



pubblici fogli con più esattezza e con 
adattate cognizioni ebbero a scriverne i 
risultarne nti (4). 

In occasione dell'apertura comparvero 
prose e poesie: fra le prime si è letta, 
con piacere , la bella descrizione del 
sipario dipinto da Cosroe Dusi, e della 
tendina colorita da Giovanni Busato, che 
il chiarissimo Francesco Zanolto ha det- 
tata col solito garbo. — Il primo di quei 
dipinti però soggiacque a qualche rimarca 
fatta da persona anonima in un dialogo 
col titolo la Fenice e il Gallo, scopo 
primario della quale allegoria, è toccare 
piuttosto 1' odierno costume di esporre 
sul Teatro tetri e ributtanti argomenti , 
come sarebbe uomini ciechi e perseguitati 
che cantano, donne furenti per depravate 
passioni, veleni, tradimenti, cataletti, om- 
bre e simili stracciacuori, più valevoli ad 
eccitar uno sterile orrore, che efficaci a 
migliorare i costumi,, a suggerir la mora- 
le, ed o procurar diletto ad un tempo ed 
onesto piacere: ma è questo il secolo dei 
romanzi storici , mezzo sicuro , salve le 
debite restrizioni, per fare che il volgo., 
l' idiota, colui infine che ha maggior hi' 



IO 

sogno di educazione, non più distingua la 
verità dalla menzogna, ed anzi, sedotto dai 
prestigio di belle parole e dalla spon- 
taneità delle narrazioni , creda ciò che 
dovrebbe rifiutare , e rifiuti ciò che sa- 
rebbe da credere; del quale triste effetto 
Eur troppo se Gè possono dar prove a 
izzeffel (5). 

Tacendo per ora di altre prose, accen- 
neremo, che il patrizio V. Q. ( Vincenzo 
Quenni) pubblicò colle stampe, in foglio 
volante, alcuni suoi Versi originali; il 
conte Paolo Pola un sonetto che comincia: 

QuelVampio Circo in ver Voccaso eretto 
Dei ricchi fasti del poter avito ec- 

Giovanni Topan di Mirano, altro Sonetto: 
Famoso arabo augel che dopo il giro ec 

Pietro Beltrame una bella Cannone che de- 
dicava a S. Eccellenza Gio. Battista conte 
di Spaur Governatore delle provincie ve- 
nete; e Girolamo Morelli di Verona altra 
canzone intitolata la Fenice risorta j ài 
più non sappiamo , ma ci piace far co- 
noscete due esametri, dettati da uà cbia- 



rissimo personaggio cui l'aureo idioma del 
Lazio è famigliare. 

Infelix Iworj Phoeru'cìs membra perniisi 
Vividior flammis surgit ab ipso. suis. (6) 

Alle belle descrizioni del nuovo Tea- 
tro, a due diligenti vedute interne, dise- 
gnate in pietra dal valente Pividor, ed ai 
ragguaglio degli spettacoli datici dalla 
Gazzetta privilegiata di Venezia, dal fo- 
glio il Gondoliere e dal Vaglio, tenne 
dietro un articolo clic si lesse nel foglio 
di Milano, il Pirata, ma che non é ar- 
ticolo Milanese , né dettato in Milano. 
1/ autore, che qui si conosce, forse per 
trovarsi al buio riguardo allerte di ben 
vedere nelle belle arti 3 si è pronunciato, 
in qualche punto, contrario alla generale 
opinione, al pubblico voto: ma appunto 
il voto pubblico ha soffocati i lamenti ài 
lui, di che lo ha francamente avvertito il 
Zanotto in un foglio volante, litografato 
con la data 5 febbraio i858. Fra le altre 
espressioni di quell'articolo son dette que- 
ste parole, in aria di compassione. Tutto 
tutto bianco con ornati d'oro ! Avrebbe- 



21 

si censura se questa strana osservazione 
facesse rammentare la rimarca di quel 
vecchio fattore che,, volendosi commise- 
rare verso i proprii coloni diceva loro : 
piangete sulla mia infelicissima condizio- 
ne j eccomi ridotto a cacciar la fame col 
cadavere di un cappone crassissimo che 
getto a cuocere ne II' acqua di po\%o ! 

Più seria impressione ha fatta un arti- 
colo comparso nell'altro foglio Milanese 
Glissons n appuyons pas , perchè il si 
conosce dettato da persona espertissima 
in fatto d'arte, e che di certo, come suol 
dirsi, aveva mano in pasta, nelle faccen- 
de del nuovo Teatro, senza i quali re- 
quisiti, uom non potrebbe scrivere a quel 
modo, ed addentrarsi, con tanto dettaglio, 
nelle circostanze che risguardano le vii- 
tuali ingerenze avute dalla commissione 
di professori la quale, per richiesta della 
presidenza, ebbe il merito di esaminare, 
consigliare e suggerire intorno tutte le 
riforme ed aggiunte combinate in quella 
riedificazione. — Pare che l'articolo sia 
diretto a toccar questo punto, dimenticato 
nella Gazzetta privilegiata di Venezia N. 
291,27 dicembre 1807, colà dove nel- 



25 

l'Appendice, quando parla di tutto e dì 
tutti, di ciò tace, ne mette un tal fatto 
nella dovuta evidenza, come esigevanlo 
verità e giustizia. Ma appunto questa 
pubblicazione, fatta in un foglio d' altre 
paese , diede di becco al vespaio , e se 
n'ebbe un articolo di Polemica nella Gaz- 
zetta medesima al N. 58, il 16 febbraio 
i838, col quale li due ingegneri Medu- 
na, porgendo opportuni schiarimenti, sup- 
pliscono al vizioso silenzio della Gazzetta 
sopraccitata e pronunciano il nome di 
quella benemerita e disinteressata commis- 
sione , ciocché bastò a far terminala la 
lite. 

Era ben giusto che se splendide lodi 
ottenute aveano dal pubblico gl'ingegne- 
ri Meduna, il valente Capo-Mastro Bion- 
delti, e con esso la schiera tutta de' se- 
condarii artieri; (7) se egualmeute di en- 
comii se ne andarono lieti il professore 
di prospettiva Tranquillo Orsi, per le gra- 
ziosissime decorazioni della sala teatrale , 
e i collaboratori di lui Sebastiano Santi , 
ch'ebbe ad occuparsi delle figure, col 
professore Luigi Zandomeneghi assistito 
da Giacomo Pogue, che disimpegnava IV 



pera degl'intagli; se il professore Giu- 
seppe Borsato per avere mirabilmente con- 
dotta la interna decorazione della loggia 
sovrana, ed il pittore scenico Francesco 
professore Bagnara, con la potenza di sua 
fantasia, col magico incanto di quel pen- 
nello, strappar seppero gli applausi della 
pubblica ammirazione; se finalmente il 
Dusi ed il Busato, l'uno con l'apoteosi 
della favolosa Fenice, l'altro col rifiuto 
del magnanimo Dandolo alla corona d'o- 
riente, oltrepassarono la generale espi- 
lazione, era ben giusto , diceasi , che la 
reverenza dovuta all' insigne architetto 
Gio. Antonio Selva, destasse nelle anime 
gentili il desiderio di metter monumento 
condegno alla di lui memoria nel sito stes- 
so che eragli stato campo di rinomanza e 
di gloria. Questo nobilissimo pensiero, già 
comparso alla mente de'socii in una delle 
solenni loro convocazioni, venne svilup- 
pato dalli chiarissimi cavaliere Antonio 
Diedo f. f. di presidente della veneta ac- 
cademia di belle Arti, dalli professori Bor- 
sato e Lazzari , e dall'ingegnere Giusep- 
pe Salvadori, i cjuali , con circolare i. 
aprile i83; , invitarono gli stimatori ed 



ai 

amici del Selva a concorrere per adempi- 
mento del proposto; uè le brame loro 
caddero a vuoto , che anzi ben presto si 
ebbero i mezzi per dar mano all'opera, 
e la sera stessa 26 dicembre, in cui si 
aperse il Teatro, videsi il nuovo monu- 
mento collocato a sinistra del primo in- 
gresso, dirimpetto quello di Carlo Goldo- 
ni che prima esisteva nell'atrio interno. 
Quasi contemporaneamente sortì un opu- 
scolo di 14 pagine, ed un'incisione in 
rame, col titolo Monumento eretto al pro- 
fessore Gio. Antonio Selva, nel vestibulo 
interno la Fenice. Feneria 1808. Anto- 
nelli.lì chiarissimo Emanuele Antonio Ci- 
cogna ha dettata la iscrizione che sta sotto 
il medaglione, scolpito dal valente Anto- 
aio Giaccarelli. — Eccola: 



l6 

A 

G. ANTONIO SELVA VENEZIANO 

ARCHITETTO 

DI QVESTO TEATRO 

CHE NEL MDGGXCII ERETTO 

E NEL XIII DECEMBRE 

MDGCCXXXVI 

BA LE FIAMME CONSVNTO 

SV LO STESSO MODELLO DI LVI 

NOVELLAMENTE SORGEVA 

QVESTA MEMORIA 

SI CONSACRAVA 

I/ANNO MDCCCXXXVII (8). 



Questa modesta iscrizione, la quale con 
parsimonia di parole, tutto ricorda quan- 
t'era <T uopo ricordare, non sembrò forse 
bastevole per una clamorosa solennità , 
che le cose ripetute e fatte ripetere nei 
pubblici fogli, si vollero affidare anco al 
marmo. Difatti molto tempo dopo, ed a 
«osa agghiacciata, si videro scassinare pie- 
tre ne' fianchi dell' atrio per inserirvi due 



. ... 2*3 

lapidi con questa binata iscrizione , che 
il benigno lettore , anco senza che lo si 
avvisi, già se ne accorge non esser ope- 
ra ne del Mu^Xh né del Giordani. 

QYESTO TEATRO ERETTO DAI FON'DAME*Tl 

NEL MDCCXC1I 

MOLTI DI SITO ED ARTE OSTACOLI SVPERATl 

DI ANTONIO SELVA VINIZIANO ARCHITETTO 

SUL DISEGNO DA SAPVTO GIVDIZIO PRESCELTO 

DELLA PROPRIET. SOCIETa' COL DISPENDIO 

PER SVBITO ÌNCENDIO VELOCEMENTE C0NSVRT4 

FINO AL XIII DIC. MDCCCXXXVI 

ORNAMENTO PATRIO E DELIZIA 

STAVA 

DALLA DEPLORATA ROVISA 
l' ANNO MDCCCX&XVII 

DI POCHI MESI NEL RAPIDO CORSO 

SOLLECITA CVRANTE LA PRESIDENZA 

DEGLI ARCIHT. 1NG. TOM. E GIO. B. MKDVÌ1A 

LAVDATO ESEGV1TO IL MODELLO 

RITORNATO IL PRIMO ST VDIÒSAMEN TE 

PIV SPLENDIDO E COMODO RISORSF. 

CHE NO»» OBBLIA INNATA INDVSTRE M AGaiFICBftXA, 

VENEZIA 



Ciò che accresceva nel pubblico la sti- 
ma per gì' ingegneri Meduna si fu la de- 
corazione della scena, da essi cangiata in 
sala o Galleria, con colonne e con rin- 
ghiere, pel grande veglione, datosi la not- 
te del martedì 27 febbraio, ultima di car- 
novale. Chi non intervenne a così magni- 
fico spettacolo, mal può farsi idea esatta, 
quale appariva il Teatro la Fenice, in 

3uella splendida festa: certo che il gran- 
e Torquato, ne avrebbe tolto argomento 
per paragonarvi le incantatrici maraviglie 
del palazzo, e de' giardini d'Armida! (9). 
Eccoci al termine di queste memorie 
le quali compendiano una serie di avve- 
nimenti e di fatti Municipali, per cui ne 
ridonda massima gloria a' nostri concitta- 
dini, encomio al merito di tanti dotti e 
valenti professori ed artisti. Sarebbesi de- 
siderato che il pensiero di occuparsene, 
fosse insorto in persona atta a ben di- 
simpegnarne l'assunto; ma eli' è una dis- 
posizion del destino che le cose di que- 
sto mondo abbiano una faccia buona, l'al- 
tra cattiva, e che il delizioso olezzar del- 
la rosa, venga turbato dal timor delle spi- 
li*. Piaccia dunque al discreto lettore 



2§ 

guardar questo scritto dal Iato favorevo- 
le, quello cioè della buona volontà, ed 
assicurarsi che, non ridicola pretensione 
di autore, ma solo amor delle patrie co- 
se consigliava a dettarlo. 



NOTE 

ALLA MEMORIA SULLA RIEDIFICAZIONE 

DE L 

TEATRO LA FENICE 



fi ) La società era in qualche disposizione dì 
far coniare una medaglia per eternar la memo- 
ria di questa patria letizia. Se n' è anche dat» 
il disegno: essa aver doveva da una parte l'im- 
presa della società., cioè la Fenice sul rogo., e i 
all'alto Societasj la inserì zionc per il rovescio^ 
dettata dal chiarissimo Emanuele Antonio Ci» 
gogna, era questa: 

THEATRVM 

VENETII S 

ERECTVM 

ANNO MDCCXCII 

CO MB VST VM 

MDCCGXXXVI 

RESTITVTVM 

MDCCCXXXYU 



3s 

(a) Il librajo Orlandelli editore del pvcsen- 
ee Almanacco, poco dopo l'epoea dell'incendio 
si affrettò in pubblicare, colle stampe, la noti- 
zia di tale sventura, brevemente scritta dall'e- 
simio professore sig. Francesco Lazzari, e la 
unì alla bella descrizione del vecchio Teatro , 
dettata alcun tempo prima dal medesimo auto- 
rete fornita di un diligente profilo longitudina- 
re di quel fabbricato. Neil' Almanacco; Teatro 
della Fenice pel 1 838 lo stesso editore ripro- 
dusse la medesima notizia dell'accaduto incen- 
dio, però con qualche cambiamento, introdot- 
to dal lodato Lazzari, appunto come esigeval» 
\e sopravvenute circostanze. 

(3) La spesa ha toccate le austr. L. 600,000 
«irca. Per le speculazioni e le viste dell' ora 
defunto Giuseppe conte Boldù benemerito po- 
destà di Venezia, e pel zelo e la cooperazione 
di tanti altri cittadini, si rinvennero i fondi 
occorrenti, combinando avvedutamente in mo- 
do che la Comune di Venezia anticipasse ì 
mezzi per rimborsarli in seguito, e cosi avesse 
effetto la progettata ricostruzione. 

(!\) Decio Avogadro pubblicò in un foglio i 
ritratti della Ungher, della Tadolini, di Mari- 
lù, di Moriani e di Ronconi, disegnati in pie- 
Ira da Fortunato Bello per la litografia Rier. 

Anche il diligente Eugenio Pianta ah pub- 
blicati i ritratti degli stessi personaggi, di alcu- 
ni i»»#*tri di musica e virtuosi di danza, coni* 



3S 
ponendone un beli' Album di dodici fogli , ed 
eccons i nomi. 

Lillo ) 

Donizetti \ Maestri di Musica 

Mercadante / 

Ungher ) 

Tadolini ) 

Moriani ) Virtuosi di Musica 

Ronconi ) 

Marini ) 

Cortesi-Coreografo 

Brugnoli-Samengo \ 

Mattis ' Ballerini 

Ramassini ) 

(5) La Fenice e il Gallo, dialogo ; col qual 
nome Gallo, si vuole intendere il Teatro san 
Benedetto, di cui è proprietario., l'onesto e be- 
nemerito sig. Giovanni Gallo» 

(6) Quando trovavasi nella- piazza di san 
Fantino, spettatore durante l'infuriar dell'incen- 
dio, così egli stesso diceva : 

Ne casum ambusti mirerisj, amice 3 Theatri 
Quum stetil ante arcam carnài usque Daghom 

(7) Voglionsi ricordare i nomi de' varii ar- 
tieri che impiegarono l'opera propria in assi- 

3 



5.4 

stenza degli imprenditori Biondetti e Meneghi- 
ni, giacché con la distinta loro abilità molto 
contribuirono al bel risultamento ottenuto. 

Giuseppe Aseo capo maestro muratore 

Carlo Biondetti Falegname 

Antonio Mugnol fabbro ferrajo 

Pietro Daper scalpellino 

Andrea Medusa finestra] o 

Gio. Battista Lucchesi ) . 

Gio. Battista Negri ^stuccatori 

»... Marcello ) . 

.... Marsilio ) nmessa J 

Antonio Capovilla indoratore 

. . . Ferretti pe' macchinismi della 
scena 

Andrea Ponte Briati esecutore della gran- 
de lumiera 

(8) Da questo opuscolo si viene a sapere che 
ogni azione importava austr.L. 2^ che i soscrit- 
tori furono 85 3 le azioni N. 92, e che la spesa 
incontrata ascese ad austr. L. 2208. 

(9) 11 valente nostro Pividor, che in occasio- 
ne all'apertura ci ha date, per la litografia Ba- 
rozzij due belle vedute interne di quella sala 
teatrale, con gli indizila in una del sipario, nel- 
l'altra della tendina, ha di recente compiuto 
un disegno su pietra, pubblicato dalla litografia 
Deye, che rappresenta la veduta del Teatro, 



presa dal fondo della scena con l'apparecchio 
medesimo sfarzosamente riprodotto la sera di 
domenica 14 ottobre i838, quando Venezia 
ebbe il conforto di veder onorato il Teatro 
dalla presenza delle loro Maestà Imperiali e 
Reali. 

Vedasi a pag. 38. 



cn»ettihc<Xttciu ocmauiucuU eò c'vaouHiU 

ALLA 

MEMORIA STORICA 

DEL 

TEATRO la FENICE 

PARTE PRI3IA EDITA AfflfO l858 

Avuti per cortesìa da alcuni amatori 
delle cose Patrie _, o tratti da vecchie 
raccolte di Gaietta urbana Veneta che 
non si sono potute veder prima. 

Pagina io linea 20 — Nota. 

.Valla Gazzetta Urbana Veneta num. 
;5; Sabbato io Settembre 1791 pag. 58 1 
*i rileva che certo Eccellente (un tempo 
titolo caratteristico dell' avvocato vene- 
ziano ) Gio: Andrea Canali, pel N. H. ser 



38 

Alessandro Molili fu di ser Ignazio Al- 
vise, avea notato un Chiamore contro la 
presidenza e società del nuovo Teatro 
per la sospension di lavori in esso, dal 
canto della Scuola di san Gaetano, e che 
la pendenza cessava il dì 2 Settembre 
1791. — La scuola, ossia il locale del- 
la confraternita di san Gaetano, ora è 
trasformato in casa di abitazione; esiste 
nel campo san Fantino al civico num. 
3234 , ed appartiene ad un ebreo Mo- 
ravia. 

Pagina io linea 7. 

rivelare — leggi — rilevare. 

Pagina 16 linea io. 

ebbe a nominarsi neli' antecedente arti- 
colo — leggi — ebbe a nominarsi a pa- 
gina io. 

Pagina 20 linea 1 1. 

Al modello , conservato nella casa re- 
sasi celebre pei nomi di Francesco e di 



3 9 

Bonomo Algarotti, araendue insignili del 

più specioso titolo di Conti da S. M. Fe- 
derico II re di Prnssia , ed il primo di 
ciambellano della Maestà Sua, e cava- 
liere dell' Ordine del Merito, stanno uni- 
ti num. 8. disegni in carta imperiale , i 
quali rappresentano il piano ed i diver- 
si profili e dettagli. Sono essi, con tutta 
diligenza condotti, e veggonsi corredati 
di ornamenti, in ciascuno de'fogli varia- 
ti, e relativi alla poesia, alla musica, al- 
la drammatica ed all' architettura. 

Questo lavoro venue eseguito da cer- 
to Francesco Zoi\i padovano, conosci- 
tore delle leggi e del bello architettoni- 
co, povero, ma industre meccanico, che 
godeva la protezione e 1' assistenza del 
fu Marin Corniani, veneto segretario, e 
nobile uomo nelle scienze educato, di un 
naturale genio non comune, e marito del- 
la contessa Maria Algarotti, unica figlia 
del conte Bonomo, e nipote di Francesco. 

Non essendosi dal conte Marin Cornia- 
ni, che ne fu l'inventore, voluto presen- 
tare al concorso il modello surriferito, 
benché direttosi sul programma proposto 
dalla società pel nuovo Teatro, dopo la 



4o 

scelta di quello del celebre Antonio Sel- 
va, venne coadjuvato il meccanico Fran- 
cesco Zorzi, dai saggi suggerimenti del- 
lo stesso Selva, affezionatissimo alla no- 
bile famiglia Gorniani, e non solamente 
il Selva, ma anche il chiarissimo Mona- 
co' Somasco D. Benedetto Buratti, volle 
aggiungervi qualche buona idea, giacché 
amendue questi sì illustri personaggi nel- 
l'architettura, mostraronsi a gara interes- 
sati nel singolare progetto che venne con- 
cepito dal nob. inventore , e interessati 
altresì al progresso di quell'artefice, nel 
modo di ben condurre il modello ed i 
relativi disegni. 

Ebbesi questa identica informazione, in 
iscritto, dalla gentilezza del nob. Lauro 
Marco Antonio Corniani dei Conti Alga- 
rotti, Imp. Reg. Ispettore emerito delle 
miniere, e direttore del Museo Corra- 



no ec. 



Pag. 22 — 25 — e 24. — Nota. 

Le espressioni relative all' attacco fo- 
rense del Bianchi, ed alla difesa della so- 



4* 

cietà, sodo le identiche stampate nella 
Gazzetta Veneta Urbaua di allora. 

Pagina 27 linea 5. 

prudenti adattati — leggi — prudenti e 
adattali. 

Pag. 28 linea i5. 

Aggiungi 

La quistione del Bianchi non fu la so- 
la contumelia recata alla tranquillità del 
Selva, ed alla quiete della società: an- 
che quel Nicolò Mayna, autore del pro- 
getto CC, che la Gazzetta urbana vene- 
ta, anno 1790. num. 5i. pag. 246. avvi- 
liva, annunziandolo opera d'un chirurgo 
callista, di cui la commissione esamina- 
trice avea dato assai sfavorevole giudi- 
zio, questo Mayna, trovando qualche ana- 
logia tra le misure da lui date e quelle 
addottate dal Selva, portò il riscaldo al 
punto di gridar Selva slesso derubatole 
di sue idee , e per conseguenza credere 
se medesimo il vero autore dì quel Tea- 



4* 

tro, quindi scrisse una memoria, che co- 
sì si annunzia. — II Teatro proposto da 
erigersi in Venera con la capitolazione 
del programma primo Novembre 1790, 
3 è ormai eretto j sia lecito riconoscer' 
ne V architetto. — Memoria di me Ni- 
colò Mayna. A maggior sua cauzione, e 
per dar più solennità alle addotte ragio- 
ni depose egli questo suo m. s. lavoro 
negli atti del veneto notajo Angelo Ma- 
ria Gasser, il giorno di lunedì 14 Mag- 
gio 1792. Un esemplare autentico ador- 
no di vignette a mano, e di una prospet- 
tiva esterna del Teatro, da lui idealo, è 
posseduto dallo scrittore di queste cose. 

Pagina 3o linea 9.5. 

Si osservi 

L'opera che, nelle prime recite, non 
interamente piaceva, ottenne in seguito i 
pieni suffragi del pubblico. Oltre la som- 
ma abilità della Banfi, del" ' Pacchiar otti e 
del David j, fece epoca la musica e V e- 
secuziono d'un coro, nell'atto secondo, 
cantato da donne. Veggasi la Gazzetta 



43 
urbana veneta num. 42. Sabbato 26 Mag- 
gio 1792.= Pag. 534., e num. 46. Sab- 
bato 9 Giugno anno stesso, ove, a pagi- 
na 362, il Pacchiarotti medesimo è det- 
to — Il primo musico che _, in genere 
di canto animato, abbia il Mondo. Ter- 
minarono le recite il giorno di Giovedì 
7 Giugno 1792. — Gazzetta num. 45 — 
Mercordì 6 Giugno 1792 — Pag. 36o. 

Pagina 35 linea 1 4. 
Irregolaritate — leggi — Irregularitate. 

Pagina 57 linea 3. 
contribuirono — leggi — « contribuiscono 

Pagina 38 linea 27. 

io cui agì — leggi — in cui agì , per 
trenta recite. 

Pagina 39 linea 1. 

diretta dall' Andolfatti — leggi — diret- 
ta dal Goldoni. 



44 

Pag. 40 — linea 4 Nota. 

Il giorno 19 Gennajo 1807. Alessandro 
Zanchi , espertissimo impiegato crimina- 
le, grazioso poeta, ed anche autor comi- 
co, ebbe a replicatamente asserire che 
Lorenzo da Ponte, già poeta cesareo, 
era 1' autore del Dramma il Matrimonio 
Segreto -.mai Zanchi prendeva in ciò equi- 
voco, giacche quel Dramma è opera del 
rinomato Giovanni Bertati , nativo di 
Martellago villaggio nell'antico territorio 
Trivigiano, anch' esso poeta cesareo , e 
da lui scritto nel 1792. pel Teatro di 
Vienna. 

Questa rettificazione è dovuta alla cor- 
tesia del chiarissimo signore Francesco 
Scipione Fapanni che sul proposito eb- 
be relazione dal signor consigliere d'Ap- 
pello Generale Francesco Caffi, e che ha 
scritta la Biografia del Bertati pel pro- 
fessore signor Emilio Tipaldo. — Poste- 
riormente, cioè dopo la morte del ripe- 
tuto Zanchi, avvenuta la mattina del 24 
Dicembre i858, nelle carte da lui dona- 
te all'ingegnere Giovanni Casoni, si è tro- 



45 
vato un elenco m. s. dei drammi scritti 
dalBertati, del quale, come del Da Ponte, 
era il Zanchi stato conoscente, ed in es- 
so si legge compreso anche // Matrimo- 
nio Segreto. 

Pagina 4o — . linee i3. 

Gaetano Goldoni — leggi — Gaetana 
Goldoni. 

Pagina 41 — linea 21. 

delle oneste — leggi — dalle oneste 

Pagina 45 — linea 3. 
e non mai qui — leggi — non mai qui. 

Pagina Si -— linea 2. 

ardente vulcano — leggi — candente 
vulcano. 



46 

Pagina 53. linea 9. 

Nota. 

Ci piace soggiungere che nel bellissimo 
atrio , sottoposto alla gran sala per bal- 
lo, rimasto illeso dall'incendio, esisteva 
il monumento eretto a Carlo Goldoni, e 
clie in circostanza alla riedificazione del 
Teatro si traslocò poi nel vestibulo d'in- 
gresso. — Quest' opera, lavoro del pro- 
fessore di scultura signor Luigi Zando- 
meneghi, si ricorda per il Sommo, alla 
cui memoria è intitolata, e per altri due 
illustri nomi, che in Italia ed altrove so- 
no ripetuti con entusiasmo di lode: Gior- 
dani, cioè, che ne dettava in nostra lin- 
gua, l'appostavi iscrizione , e Pier Ales- 
sandro cavaliere Paravia, che il giorno 26 
Decembre 1800 ne ha recitata l'orazio- 
ne inaugurale, di cui abbiamo già due edi- 
zioni una di Venezia, 1' altra di Torino. 



4 7 

Pagina 60 — _\ota num. 8. 

Aggiunta. 

Il nobile Signor Benedetto conte 
Valmarana asserisce che il modello del 
Selva, fra le altre singolarità , aveva 
questo di particolare, cioè che il fab- 
bricato del Teatro , e di sue adiacenze , 
appariva circostanziato nel più minuto 
dettaglio, appunto come occorreva a 
pienamente intendere il progetto , ma 
che riguardo alle circostanti case , erasi 
limitato, quell'insigne architetto, a circo- 
scriverne l'area semplicemente, con tanti 
pezzuoli di tavola, contante pareti che 
rappresentavano le varie altezze de* ca- 
seggiati medesimi, su cui erano dipinti i 
balconi, le loggie, gli usci, gli altri ac- 
cidenti locali, e perfino delle figure, af- 
facciate alla finestra , in varie posizioni 
ed in diversi movimenti, ciocché rende- 
va quel modello del Selva interessante, 
tanto riguardo alle memorie topiche di 
que dintorni nelle contrade di S. Ange- 
lo, Santa Maria Zobenigo, e San Fanti- 
no, quanto in ciò che riferiva al modo 



43 

di vestire, ed ai nostri costumi di quel 
tempo. — Questi accessorj lavori furono 
tolti via, non ha molto, con quanto ac- 
corgimento poi Uhm; dimmelo 

tu 1 I ! 

Pagina 60 lin. 27 Nota i5. 

12 Giugno 1791 — leggi — • 12 Giugno 
1790. — 

Pagina 63 lin. iS Nota 22. 

di nome Pietro — leggi mm di nome 
Bartolammeo. 

Pagina 63 lin. 26 Nota 22. 

in ristrette fortune: — aggiungi — due 
altri fratelli, uno di nome Giacomo., l'ai* 
tro Pietro, sono già morti, e la casa Sola* 
ri, accennata nella memoria a pagina 27 
linea i3, distinta col civico nura. 1169, 
appartiene, ora (i838), al medico Giu- 
seppe Dottor Varaschini. 

Notizia data dal pregiatissimo signor 
Gio. Maria Dal Peder, nominato nella 
nota medesima. 



*9 
Pagina 66 linea 2 Nota 36. 

Solo dopo estese le presemi memoria 
è riuscito avere qualche altra raccolta , 
sempre rarissima^, di vecchie Gazzette, e 
nella Gazzetta Urbana Veneta num. 39, 
Sabbaio 19 Maggio 1792, Pag. n3 si 
legge: — Nuovissimo Teatro (ietto la 
Fenice j incominciato nell'anno 1791 ed 
in mesi dieciotto condotto al suo termi- 
ne. Ommissis. 

Pagina 66 linea 2*2 Nota 27. 

Aggiungi: 

Giacche la Gazzetta Urbana Veneta 
num. 35, Mercordì 2 Maggio ^792, Pa- 
gina 280, da il così detto Cartellone per 
l'apertura del nuovo Teatro, si vuol qui 
metterne l'estratto. 

Per la prossima fiera dell'Ascensione, 
nel corrente mese di Maggio, seguirà l'a- 
pertura del nobilissimo nuovo Teatro no- 
minato la Fenice. 

Il dramma sarà i Giuochi d'Agrigen- 
to. Poesia del conte Alessandro Pepoli. 

4 



5« 

— Musica del signor D. Giovanni Pai- 
siello maestro di cappella al servizio di 
S. M. il Re delle due Sicilie. 

Attori. 

Signor Gasparo Pacchiarotti. 
Signora Brigida Banti. 
Signor Giacomo David. 

Francesco Gibolli. 

Marianna Sessi. 

Girolamo Vedoa. 

Teresa Giuriui. 
Con 3(5 Coristi e Coriste. 

Balli. 

Direttore signor Onorato Vigano. 

Ballerini. 



Signor Salvatore Vigano. 
Signora Maria Medina Vi| 
Con 8 Ballerini e Ballerii 
garanti. 

Scene dell' Opera dipinte dal signor 



Signora Maria Medina Vigano. 
Con 8 Ballerini e Ballerine e {8 Fi- 
garanti. 



5 ^ 

cavaliere Francesco Foataaesi. — Quel- 
le del balla dal signor Pietro Gonzaga, 
ambidue professori di disegno nelle Re- 
gie Accademie di Firenze e di Parma. 

Il vestiario dell'Opera sarà del signor 
Antonio Diati, e quello del Ballo del si- 
gnor Vigano suddetto. 

Pagina 67 Un. io Nota 28. 

Aggiungi ; 

Per nuove indagini fatte si venne a 
scoprire che il modello medesimo tutto- 
ra esiste nel palazzo Balbi a S. Gallo 
in Campo Pvuzolo, al civico num. 1006, 
e che ora appartiene al chiarissimo si- 
gnor Giovanni Rossi, consigliere in ri- 
poso, intelligente raccoglitore di patrj og- 
getti , dotto ed erudito nelle cose vene- 
ziane, il quale ne ha fatto l'acquisto in 
quest'anno i838; di ciò per sua bontà e 
compitezza egli ne volle avvisati , e ne 
assicura inoltre che Antonio Selva , du- 
rante i studj e la compilazione del suo 
progetto, tenne presso di se, in propria 
casa, e precisamente pel corso di cir- 



52 

ca tre mesi , il modello stesso del Mac- 
Caruzzi. 

Quand'anche la curva del Maccaruzzi 
avesse servito di norma al Selva per trac- 
ciare quella del nuovo Teatro, sarebbe ciò 
da ascrivergli a lode : seguo che sapeva 
distinguere il bello, che volea scegliere 
il meglio, che lasciavasi persuadere dal- 
l'evidenza, e che era dotto e grande ab- 
bastanza per dimenticare quel ridicolo 
ego sum ! e per rinunziare a que' scioc- 
chi pregiudizii i quali sovente tornano 
a danno delle grandi opere. 

Il patrizio , che con generoso animo 
fece innalzare quel Teatro, fu Almerico 
Ealbi, del'fu Filippo: venne condotto a 
termine in soli nove mesi: aveva novan* 
tanove palchetti, e costò l'ingente som- 
ma di venete lire 4000,000 pari ad Ita- 
liane lire 204,672. 

Pagina 68 lin. 3o Nota 29. 

Aggiungi: 

Nella Gazzetta Urbana Veneta N. 95 
Sabbato 26 Novembre 1791, Pag. 759. è 



annunzialo il prossimo arrivo in Vene- 
zia del cav. Fontanesi^ che deve dipin- 
gere il magnìfico Teatro nuovissimo, ed 
è soggiunto che i pittori delle scene sa- 
ranno il signor Gonzaga ed il Mauro ; 
ciò per altro non era che semplice vo- 
ce, perchè il nostro celebre Antonio Mau- 
ro } non ebbe parte né in la pitturazio- 
ne delie scene, e neppure in quella della 
sala teatrale, che tutta venne dipinta dal 
soloFontanesi, con novità di pensiero e con 
mirabile artifizio. Vedasi la Gazzetta urba- 
na Veneta n. 5g, Sabbato 19 Maggio 1709., 
Pag. 017 _, e num. 4 1 * — Mercordì *3 
del mese stesso, Pag. 02^, nel qual nu- 
mero v' è lunga descrizione del Teatro, 
delle sue parli, e delle cospicue decora- 
zioni. Fra le altre scene , due singolar- 
mente vennero acclamate per maraviglio- 
se; una nell' atto primo del Dramma, rap- 
presentante l'esterno di un tempio, ese- 
guita dal Fontanesi, la seconda nel bal- 
lo, ed era un bosco, eseguita dal Gonza- 
ga. Ivi pag. 325. 



54 

Fag. 69 linea a Nota 3o. 

Vedi Nula 19 — leggi — vedi Nota 
ait — 

Pagina 69 linea 19 ^'ota 3i. 

Aggiungi: 

Certo abate Mondini, già discepolo dei 
Gesuiti . intese correggere la satira del 
/anchi, e leggeva invece — Sme — Or- 
'-e — Cimctis — Jncrepantibus — 
Erexit — Theatrwn — sintonius — 
Selva : — memoria favorita dal signor 
Luigi dottor Facchini. 

In proposito di salire , comparse du- 
rante la fabbricazione j del Teano, si vi- 
de anche la seguente, affibbiata alla log- 
gia, poggiolo sopra il vestibulo ester- 
no , che in dialetto popolare veneziano 
si chiama pergolo. — Imitazione della 
notissima aria di Metastasio, nel Demo- 
foonte — Atto terzo — Scena quinta: 



55 



Mìsero pergoletto 
Jl tuo destin non sai: 
Oh! non lo seppe mai, 
JVeppur chi t'inventò ! 

ed anche le varianti. 

Ah non gli dite mai 
QuaV era V architetto ! 

oppure 

Ah non osate mai 
Dire chi F inventò! 

Esopo con le sue favole, facendo in- 
terloquire anco le bestie., educava gli uo- 
mini . senza che questi si accorgessero 
della lezione : Shakspeare nelle poten- 
ti sue tragedie, eccitava a propria vogli 
le più forti sensazioni , con dar parola 
alle muraglie, al lume di luna, ec; qui 
invece, per maligno scherzo, e per riso, 
gli sfaccendati fecero parlare più volte 
quelle colonne : una mattina venne tro- 
vato lo scritto seguente: 



a 



56 



Cossa feu, care colone % 
No savemo gnatica nu: 

Senio qua come e e 

Perchè qua el ri a messo Luì 



Pagina 69 linea 21 — Nota 3 



del 21 Aprile 1821 leggi — del 21 Apri- 
le 1801. 

Pagina 71 linea 3o — Nota 56. 

Vuoisi far memoria che l'anno 18 19, 
in occasione della comparsa su queste sce- 
ne della rinomata Giuseppina Fedor, si 
è costruito un ponte di legname sopra- 
passante il rivo Meuimo, ossia de'Barca- 
roli, il quale, dalla strada piscina diFrez- 
zeria, metteva nella calle presso la Chie- 
sa di S. Fantino , che riesce nel campo 
di egual nome, dirimpetto il Teatro; bel- 
lissimo ripiego che rendeva più spedito 
e facile l'accesso al Teatro medesimo, 
togliendo anche 1' incomodo della folla 
nelle vicine angustissime strade ; termi- 
oaU La stagione venne levalo, né mai più 



si parlò di ponte. 1/ idea prima fu già 
del cavaliere e procurator di S. Marco 
Andrea Memnio ; reggasi la Tavola Se* 
conda dell'* opuscolo Semplici lumi ten- 
deììti ec. opera più volte ricordata nel 
corso delle presenti notizie. 

Pagina 76 linea 24 Nota 43. 

e vetrajo occorrenti — leggi — Yetraja 
e Terazzajo occorrenti. 

Pagina 78 liuea i5 Nota 45. 

Aggiungi: 

Giacche la Gazzetta Urbana Veneta n. 
20. Mercordì 28 Marzo 1*792, a Pagina 
196 ce ne dà il mezzo, non sarà forse 
discaro a qualcuno conoscere le seguen 
ti determinazioni prese a maggioranza d 
voti dalla Società pel nuovo Teatro nel 
la seduta che ebbe luogo la sera del ^e 
nerdì 20 Marzo 1792, 

i.° Che per terminare la fabbrica ogn 
palco debba contribuire il 54 per cento 

2. Facoltà accordata alU Nob. Presi 



58 

denza di prender a livello Due. 00,000 
sopra sei palchi, cioè rum. 4 — in pri- 
mo ordine, e num. 1 in secondo, di li- 
bera ragione della società. 

3.° Aumentato il canone di Ducati 88 
per Ja pitiura ed altri ornamenti d'ogni 
palco. 

4. Che si debba trovare un Impresa- 
rio il quale s'incarichi di prendere tutti 
li personaggi obbligati da scrittura peT 
la Sensa ventura e susseguenti Autunno 
e Carnovale, col dargli al più la dote tea- 
trale di lire 100,000 centomila (la qual 
somma oggi pareggia con Austriache lir. 
67,000) 

5.° Di massima, che d J anno in anno 
debbano essere eletti 3. nuovi presiden- 
ti degli 5 , e che nelle prime settimane 
d' ogni quaresima abbiasi a render conto 
alla società degli interessi concernenti il 
Teatro. 



e©e< 



$9 
CARNOVALE i83 7 o8 
OPERE. 

ROSMUNDA DI RAVENNA 

Paiole della signora Luisa Amalia Pa- 
ladini. 
Musica del Sig. Giuseppe Lillo. 

I PURITANI E I CAVALIERI 

Poesia del Sig. Co: Pepoli. 
Musica del Maestro Cav. Bellini. 

MARIA DI RUDENZ 

Parole del Sig. Cammarano 
Musica del Cav. Doni^etti 

LA PARISINA 

Poesia del Sig. Felice Romani. 
Musica del Maestro Dom\%ettì 

LE DUE ILLUSTRI RIVALI 

Pargole del Sig. Gaetano Possi. 
Musica del Sig. Saverio Mercadanie. 

BEATRICE TENDA 

Poesia del sig. Felice Romani, 
Musica del Cav. Bellini. 



6.> 

CANTANTI PRIMARI. 

Signore Ungher Carolina canute di Cam. 
ili S. A. I. R. il Grinduca di 
Toscana. 
Tadolini Eugenia. 
Signori Marini Ignazio. 

Mortani Napoleone. 
Ronconi Giorgio. 
Raffaeli Domenico. 

BALLI 
IL RATTO DELLE DONZELLE VENEZIANE 

Del Sig. Antonio Cortesi. 

LA SILFIDE. BALLO MITOLOGICO 

Dello stesso. 

MARCO VISCONTI 

Vello stesso. 

BALLERINI PRIMARI. 

Signore Bntgnoli-Samengo Amalia. 

Castelli Emilia 

Luuelli Amalia. 
Signori Matis Domenico. 

Ramccini Francesco 

Coppini Antonio. 



Ci 

4 Ottobre i858. 
Fu aperto il Teatro nella fausta occa- 
sione della venuta in Venezia delle LL, 
MM. II. RR. AA. 

>PE&E 
ROBERTO DEVREUX 

Paro/e il. . Salvatore Calumavano. 

Musica del w. Donile tt'i. 
6 detto 
Questa sera il Teatro fu onorato del- 
l'augusta presenza delle LL. MM. II. 
RR. ÀA. e fu cantato : 

l'inno nazionale con prologo 

Parole del Sùj. Perugini. 
Musica del Sig. Ferrari. 

i i detto 
LUCREZIA BORGIA 
Poesia del Sig. Felice Promani. 
Musica del Cav. Doni^etti. 
27 de ito 
I NORMANI A PARIGI 
Parole del Sig. Felice Romani. 
Musica del Sig. Saverio Mercatante. 
3 Novembre 
Ultima recita con la Lucrezia Borgia, 



CANTANTI PRIMARI 

Quelli stessi del carnovale scorso 

CARNOVALE i838-3 9 

OPERE 

IL GIURAMENTO 

Parole del Sig. Gaetano Rossi. 
Musica del Sig. Saverio Mercadnnte. 

LA PARISINA 
Poesia del Sig. Felice Romani. 
Musica del Cov. Donile tti, 

LUCREZIA BORGIA 

Parole del Sig. Felice Romani. 
Musica del Cav. Doni-^etti 

LUCIA DI LAMMERMOR 

Poesia del Sig. Salvatore Cammarano 
Musica del Cav. Doniqptti. 

LA SPOSA DI MESSINA 
Parole del Sig. Cabianca. 
Musica del Sig. Nicolo Vaccaj. 



65 

LE DUE ILLUSTRI RIVALI 

Poesia del Sig. Gaetano Rossi. 
Musica dei Sig. Saverio Mercadante. 

IL BELISARIO 

Parole del Sig. Saldatore Cambiar ano. 
Musica del Cav. Gaetano Domati. 

II 2? Marzo il Prof. Ernesto Cavallini 
prima clarinetto dell'I. R. teatro della 
scala di Milano esegui due pezù musi- 
cali di prop/ia composizione. 

CANTANTI PRIMARI 

Signore Uugher Carolini cantante di ca- 
mera di S. A. I. R. il Granduca 
di Toscana. 
Mattioli 

Strepponi Giuseppina 
Signori Mariani Napoleone 
Ronconi Giorgio 
Marini Ignazio. 

BALLI 

GIAFFAR BALLO STORICO 

Del Sig. Giovanni BrwL 



• 

LA PASTORELLA SVIZZERA 

/Mi suddetto. 

DIVERTIMENTO BALLABILE 
Composto dal Sig. Rosati. 

WALTER IL CRUDELE 

Del Sig. Giovanni Briol. 

■ BALLERINI PRIMJnJ 

Signore Grekowska Slanzooski Elena, 

Castelli Emilia 

Pecci Maria. 
Signori Rosati Francesco 

Cozzo Ferdinando 



Coppini Antonio. 



FINE 



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